Ascolti 360°: Crooked Still

Non so se sia una cosa comune a tutte le persone ma solitamente, le mie estati sono caratterizzate da ascolti precisi. Tre mesi dove, in modo del tutto casuale, mi ritrovo ad ascoltare una o due band/artista interrottamente.

Quest’anno la mia attenzione si è focalizzata proprio sui Crooked Still, band statunitense che ho scoperto grazie al videogioco The last of us parte 2. Sia nei trailer che durante il gameplay le note delle melodie del quintetto si impongono con forza calzando con me una seconda pelle sugli eventi.

Grazie a Spotify ho potuto reperire facilmente ed ascoltare il loro secondo lavoro, Shaken by a low sound finendo con l’innamorarmene.

La band

Formatasi nel 2001 a Boston, Massachusetts, ci propone un sound progressive bluegrass, che non è altro che un’evoluzione del bluegrass classico. Quest’ultimo vede le sue origini stilistiche attingere a piene mani dal blues, country, jazz ma anche dalla musica celtica e dal gospel.
Nasce negli stati uniti attorno agli anni 40 dove, i musicisti influenzati dalle sonorità portate dagli immigrati scozzesi ed irlandesi ed ispirati dai bluesman degli anni 20, daranno vita ad un genere nuovo e ricco che attraverso l’utilizzo di strumenti acustici a corde porteranno messaggi religiosi, d’amore, relativi alla famiglia, al superamento del dolore, alla perdita etc.
I canoni del genere, la cui nascita si attribuisce a Bill Monroe, prevedono l’uso di un set standard formato da: chitarra acustica, banjo a 5 corde, mandolino, fiddle (tipo di violino) ed il contrabbasso. Il canto invece non è strettamente necessario ma, se presente, preferisce muoversi su melodie acute dato che, attingendo dal gospel, le donne la fanno da padrone.

Essendo un genere “chiuso” ogni variazione ha dato vita (come spesso accade) a delle sottocategorie. Ecco quindi che negli anni 60/70 nasce il progessive bluegrass che prevede l’impiego di altri strumenti (amplificati) e variazioni sulle varie influenze musicali (rock etc).

Così i 5 membri del gruppo: Aoife O’Donovan (voce e chitarra acustica), Gregory Liszt (banjo), Corey DiMario (basso), Tristan Clarridge (violoncellista) e Brittany Haas (fiddle) ripropongo gli standard più famosi del genere e brani inediti in modo assolutamente squisito ed originale.

Shaken by a low sound

Quest’album è stato per me una vera scoperta, primo perché mi ha permesso di avvicinarmi ad un genere che fino a questo momento avevo approfondito poco e, in secondo luogo ha reso meno ostico l’ascolto di brani “traditional” che sarebbero stati di dura digestione abituata a sound più moderni.
Per intenderci, la prima traccia Can’t You Hear Me Callin eseguita da Monroe è sicuramente bella e coinvolgente ma impegnativa, il sound è meno fresco, i suoni sono lontani dal nostro quotidiano… quindi appunto meno “compatibili”. O almeno questa è la mia impressione.
Vi lascio il link dell’originale e della versione dei Crooked Still in modo che possiate comparare voi stessi. L’esecuzione è molto simile, eppure i suoni, il basso più prepotente e le voci rendono molto più familiare e “attuale” l’ascolto.

Ci sono altri brani che attingono agli standard del genere e sono:
Little Sadie, brano che ho letteralmente consumato, presente nel trailer del videogioco è quella che mi ha portata ad interessarmi alla band.
New Railroad, brano tradizionale che non conoscevo, leggero e coinvolgente ne apprezzerete le armonie vocali e i soli.
Una fantastica Oxford town (versione di Bob Dylan) mixata a Cumberland gup (canzone tradizionale Applalachi folk), prova tecnica elevata per i musicisti e per la cantante. Estremamente divertente da ascoltare e “provare” a cantare. Fortissima qui la presenza di melodie più irlandese che vi riporteranno alla musica celtica.
Lone Pilgrim, brano tradizionale, dolce e lento, sicuramente ascoltato dopo la traccia di prima questa caratteristica viene accentuata ulteriormente. Lo classifico come un “brano da tramonto”, quando ti ritrovi a tirare le somme della tua giornata… o della tua vita. Dipende dal mood!
Come On in My Kitchen, una versione del brano blues di Robert Johnson che trovo divertente. Un lamento pesante ed incalzante, dolcemente rassegnato. Direi ipnotica.
Ain’t no Grave, brano tradizionale gospel che trovo assolutamente originale e coinvolgente. Impossibile che non piaccia e sopratutto che non vi resti impresso il ritornello. Vi ritroverete a canticchiarlo in men che non si dica.
Ecstasy, brano originale della band che mi ha conquistata al primo ascolto. La malinconia che traspare dalle melodie e armonie ha avuto un potente effetto calamita (incentivata probabilmente anche dalla trama drammatica del gioco). Semplicemente ipnotica, la riascolterete più e più volte per assaporarne l’amaro retrogusto per poi stupirvi di quanto vi piaccia.
Mountain Jumper, brano dalle tinte più country, meno memorabile rispetto agli altri, piacevole ma un pochino ostico per il mio palato.
Railroad Bill, brano tradizionale, leggero e delizioso, divertente suona come una coccola pre chiusura del cd (essendo la penultima traccia).
The wind and rain, questo brano tradizionale di origini inglesi è conosciuto con molti nomi e racconta la storia di una ragazza annegata per mano della sua stessa sorella. Una ballata tragica dal suono dolce e amaro che lascia presagire un perdono che solo il tempo potrà offrire.

Le mie preferite sono senza dubbio alcuno Little Sadie, Oxford town/ Cumberland gup, Come On in My Kitchen, Ain’t no Grave e Ecstasy ma è stato davvero difficile non includerle tutte.

Vi lascio il loro sito web

Questo è quello che i Crooked Still ci riportano in questo lavoro, non mi resta che invitarvi all’ascolto e alla scoperta!
Attendo nei commenti i vostri pareri!

Alla prossima, vostra T.

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