SEA SHEPHERD: quando aiutare, aiuta!

Una pubblicità di un noto marchio dice che, la salute passa anche dalla pelle.
Noi di Persona 360° siamo convinte che anche ciò che viviamo, facciamo e sopratutto il perché lo facciamo conti moltissimo!

Ecco perché abbiamo deciso di intervistate Massimo Bonadei, un volontario che opera presso Sea Sheperd, un’organizzazione che apprezziamo e stimiamo tantissimo e che si batte per la salvaguardia dell’ecosistema marino.

Siamo onorate di poter portare la preziosa testimonianza di Massimo sulle pagine di Persona 360° e speriamo sia di ispirazione per i tanti che vorranno fare qualcosa di concreto ma anche per chi semplicemente abbia voglia di scoprire quanto bene possa farci salvare qualcuno, anche solo con un’azione piccolissima come una donazione o raccogliere la spazzatura in spiaggia.

Lasciamo la parola al nostro ospite!

ALLORA MASSIMO, PARLACI UN PO’ DI TE!

Ciao a tutti, sono Massimo Bonadei, ho 35 anni e vengo da Trescore Balneario, un paese della provincia di Bergamo, dove ho sempre vissuto in pianta stabile fino al 2016, da li ho iniziato a viaggiare.
Esplorando un po’ le regioni del nord, centro e sud America e raggiungendo realtà e progetti molto diversi tra loro, il mio viaggio è continuato fino alla fine del 2017, quando ho raggiunto l’equipaggio della nave “M/Y Steve Irwin” a Williamstown, Australia, dove è iniziata la mia avventura a bordo con Sea Shepherd, organizzazione della quale faccio tuttora parte.
In questo preciso momento sono in un appartamento sulla costa atlantica della Francia, scontando il periodo obbligatorio di quarantena con un altro membro dell’equipaggio, aspettando di imbarcarmi sulla “M/V Bob Barker”, la nave dell’organizzazione dove sono impiegato attualmente come nostromo.

Massimo al lavoro, intrecciando una copertura fatta di reti per i RHIBs, che servirà come anti-sfregamento durante gli abbordaggi.
Foto di Emanuela Giurano / Sea Shepherd

CHE COS’È SEA SHEPHERD?

Logo Sea Shepherd https://www.seashepherd.it/

Sea Shepherd è un’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa della salvaguardia degli habitat marini.
Fondata nel 1977 dal Capitano Paul Watson a Vancouver e incorporata in Oregon nel 1981 come “Sea Shepherd Conservation Society”. Oggi Sea Shepherd è un vero e proprio movimento presente in oltre 20 paesi sotto forma di organismi autonomi, ma che operano coordinatamente in tutto il mondo.
L’organizzazione è costantemente alimentata dalla passione, energia e dedizione di migliaia di volontari che operano non solo “off shore”, ma anche e soprattutto a terra, occupandosi di divulgazione, raccolta fondi, progetti con le scuole e con le sempre più numerose campagne e iniziative “on shore”.
Sea Shepherd negli anni si è messa molto in risalto grazie alle missioni antartiche in difesa delle balene, ma l’organizzazione in verità ha avuto modo di schierarsi in campagne, dalle passate alle più recenti, in quasi tutto il pianeta e con diversi propositi: combattere la pesca illegale, la difesa di habitat a rischio, la distruzione, le specie animali a rischio estinzione, cercando di ostacolare tradizioni ormai da ritenersi non giustificabili e/o non sostenibili, supportando centri o istituti di ricerca e, ovunque, facendo informazione.

COSA TI HA SPINTO AD ENTRARE IN QUESTA ORGANIZZAZIONE? DOVE HAI OPERATO?

Fin da piccolo ho sempre avuto un buon feeling con l’elemento acqua e, sebbene sia nato e cresciuto in una zona montana, già da molto giovane mi appassionai al mondo marino, in particolare alla subacquea. Nel corso degli anni il nostro Mediterraneo cambiava a velocità impressionante. Per i subacquei ed altri amanti del mare questo non è mai stato certo un mistero e, proprio da qui, il normale istinto di poter fare qualcosa per preservare questi habitat mi spinse a fare alcune ricerche in rete e a conoscere Sea Shepherd.
Era circa il 2008 quando, eccitatissimo dall’idea che esistessero questi “pirati buoni” che, con l’azione diretta, cercavano di contrastare chi commetteva reati ed abusi nei confronti della natura, mandai l’application per poter raggiungere gli equipaggi in mare.
Allora l’organizzazione non era ben strutturata come lo è oggi e fu abbastanza difficile rimanere in contatto con quelle poche persone che si occupavano della parte logistica, per cui rimase tutto un po’ in stallo fino al 2012, quando venni a conoscenza del chapter italiano Sea Shepherd Italia Onlus, al quale mi sono unito come volontario ed ho cominciato a collaborare a terra fino al 2016, appunto, quando ho cominciato a viaggiare.
Come ho già detto, a fine 2017 raggiunsi per la prima volta gli equipaggi e da lì ho passato molto tempo a bordo: circa 9 mesi in Australia inizialmente, per poi passare all’Africa e Mar Mediterraneo negli ultimi due anni circa, dal momento che molte delle nostre forze si sono concentrate proprio in queste zone recentemente.

COSA PROVI DOPO AVER OPERATO IN MARE?

Stare in mare è diventata ormai una sorta di routine che fa parte della mia vita, alla quale periodicamente torno, talvolta con sole due o tre settimane passate a casa tra un imbarco e l’altro. Dipende molto dai programmi e dalle campagne in corso.
Il fatto di essere riuscito a rendere una delle mie passioni una sorta di appuntamento fisso al quale non posso mancare, unendomi ad altre persone per fare qualcosa di importante, mi fa sempre ricordare tutte le scelte compiute per far sì che io sia qui oggi.
Malgrado l’eccitazione del primo imbarco, quando era ancora tutto nuovo e sconosciuto, fu una cosa molto forte e adrenalinica, credo di parlare per tutti i veterani quando affermo che “quella cosa” resta sempre un pochino. Siamo sicuramente orgogliosi di far parte di quest’organizzazione e di aver deciso investire le nostre risorse per la riuscita delle operazioni.

QUAL È STATA LA MISSIONE/EVENTO PIÙ SIGNIFICATIVA PER TE?

Probabilmente tempo fa avrei risposto diversamente a questa domanda, ma oggi mi sento di dire che ogni operazione ha i suoi momenti, scanditi sicuramente da diversi fattori che solo una vita come quella a bordo può avere. Per esempio, il semplice fatto di essere a stretto contatto con le stesse persone tutto il tempo che, pur lavorando in dipartimenti diversi (coperta, cambusa, sala macchine, bridge, media), condividono la stessa passione e lo stesso obiettivo.
Quando si effettua un arresto durante un’operazione è sicuramente un momento importante: è il risultato più palese e prossimo che conferisce un senso immediato a tutto il tempo impiegato a cucinare, ad occuparsi della navigazione e strategie, alla formazione dei volontari nuovi, alla manutenzione della nave per tenerla in buone condizioni…insomma, a tutte le cose che si devono fare quotidianamente ma che magari non risaltano.
Mi viene difficile oggi rimanere legato ad una sola operazione o evento… credo che qualsiasi persona, per la prima volta a bordo, si troverà a vivere situazioni mai vissute in una vita più “ordinaria” diciamo.
Tra i bei momenti sicuramente posso citare le innumerevoli volte in cui gli abitanti del mare incrociano la nostra rotta addirittura accompagnandoci per qualche miglio, come accade spesso con balene e delfini, o le immersioni con i leoni marini in luoghi sperduti come le isole della Great Australian Bight.

Alla guida dello Spitfire, Uno dei RHIBs della Bob barker, con Philip Wollen e i militari gambiani.
Foto di Cristiano Menci /Sea Shepherd

QUAL È LA REAZIONE MEDIA DELLE PERSONE CHE ENTRANO IN CONTATTO CON SEA SHEPHERD?

Parlare di una reazione media forse è difficile, ma con certezza posso dire che non godiamo della simpatia di tutti, malgrado la nostra missione sia quella di garantire la conservazione degli habitat marini che, per ovvie ragioni, è di interesse globale.
La gran parte delle persone che scopre Sea Shepherd credo possa rimanere positivamente affascinata da quest’organizzazione, un po’ sicuramente per la buona dose di avventura che contraddistingue ciò che facciamo, ma soprattutto perché si evince da subito che CHIUNQUE può farne parte, portando un po’ le persone a sognare questo tipo di esperienza e in molti di questi casi, ad unirsi nell’immediato ai volontari di terra o per collaborazioni di vario genere, partecipando attivamente al nostro movimento.
Per quanto riguarda le impressioni negative che Sea Shepherd può aver collezionato, sono invece per la maggior parte strettamente correlate all’essenziale operato dell’organizzazione.
Basti pensare alle ultime campagne in Africa in collaborazione con le forze dell’ordine di diversi governi: qui Sea Shepherd fornisce supporto logistico alle forze militari dei governi che hanno deciso di essere più incisivi nel contrastare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.
Di conseguenza l’organizzazione non gode della stima di chi ha sempre operato illegalmente in queste acque. Ma non solo, spesso e volentieri nemmeno i pescatori/compagnie che, pur operando legalmente ma che non conoscono bene il raggio d’azione non sono soggetti a particolare simpatia nei confronti di Sea Shepherd… Il che lascia sempre tutti un po’ perplessi.
Proprio qui, in Africa, i pescatori locali sono ben contenti di vedere le navi di Sea Shepherd “bazzicare” nelle loro acque, avendo per la prima volta dopo anni l’opportunità di provvedere al proprio sostentamento nella normalità di un habitat naturalmente ripopolato senza avere un impatto incisivo e devastante sull’ambiente come lo può avere la miriade di imbarcazioni illegali che hanno operato nelle loro acque.

CREDI CHE ESISTA UNA CORRELAZIONE TRA BENESSERE E VOLONTARIATO?

Un volontario fondamentalmente è una persona che decide di dedicare il proprio tempo, le proprie energie e risorse di vario genere supportando una causa, un progetto, che possa essere umanitario, ambientalista, di crescita sociale, culturale o altro… ma perché decide di farlo?
Per quanto riguarda la mia esperienza e quella delle persone che ho conosciuto posso affermare che chiunque viene mosso da una qualsiasi sorta di passione o comunque volontà di essere parte della crescita di un determinato progetto, quindi credo che sì, una correlazione con il benessere personale esista sicuramente, perché quando si fa qualcosa con passione mi vien difficile pensare che non si abbia una sorta di “ritorno personale”, che può essere gratificazione, orgoglio o la semplice consapevolezza di avere donato il proprio tempo nella maniera più disinteressata.

QUALI SONO I SUCCESSI OTTENUTI FINORA DA SEA SHEPHERD PER LA SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE?

Rispondere a questa domanda probabilmente richiederebbe ore, per cui consiglio anzitutto di dare un’occhiata al sito internet di Sea Shepherd Italia Onlus, che raccoglie sicuramente in maniera dettagliata tutte le informazioni inerenti alle campagne e ai traguardi raggiunti dall’organizzazione negli anni.
Quello che posso dire a livello molto generale è che l’organizzazione ha portato tutte le sue lotte in difesa del pianeta a livelli di importanza mondiale. Negli ultimi anni, molti paesi hanno deciso di instaurare una collaborazione diretta con gli equipaggi in mare per contrastare la pesca illegale come in Italia (Operation Siso e Operation Siracusa) e Africa (Op. Albacore, Op. Sola Stella, Op. Gambian Coastal Defense e Op. Jodari).
In altri casi Sea Shepherd ha messo sotto i riflettori di tutto il mondo i massacri delle isole Faroe o di Taiji, una cittadina giapponese considerata il ground zero della cattività a livello mondiale.
Le famose campagne in difesa delle balene in Antartica sicuramente hanno reso tangibile il problema della baleneria facendo capire la vera entità dei massacri.
I successi di Sea Shepherd sono tutt’ora scanditi dal fatto che è diventato un movimento globale che, attraverso campagne o eventi anche meno famosi e che magari interessano solo volontari locali, fa la differenza dove prima non c’era la minima consapevolezza per quanto riguarda il mondo della conservazione.

COME SI PUÒ ENTRARE A FAR PARTE DI QUESTA ORGANIZZAZIONE? SUGGERIMENTI?

Far parte dell’organizzazione o meglio, di questo movimento, è in realtà molto facile, basta infatti compilare l’application form seguendo i link sul sito, per diventare volontario di terra o volontario a bordo (onshore/offshore).
Quello che posso consigliare è anzitutto consultare il sito internet di Sea Shepherd Italia Onlus e tenere d’occhio le pagine social, dove costantemente vengono comunicati gli eventi/iniziative su tutto il territorio nazionale e parteciparvi, conoscendo di persona volontari e coordinatori di zona. A terra, esattamente come in mare, Sea Shepherd è un’organizzazione di azione diretta, per cui diciamo che farne parte non implica il pagamento di una tessera annuale, ma ci si aspetta solo un po’ di passione ed un comportamento in linea con le nostre policies.
Nel modo più assoluto chiunque può farne parte, anche chi di mare non sa nulla o chi magari ha scoperto questa realtà da pochissimo.

Foto di gruppo del deck team in Operation Gambian Coastal Defense 2020.
Foto di Cristiano Menci / Sea Shepherd

È POSSIBILE AVERE UNA VITA NORMALE E VIVERE ANCHE QUESTO GENERE DI AVVENTURA?

Questo credo dipenda molto dal margine di libertà che a livello soggettivo possa avere il singolo individuo.
Alcune campagne, soprattutto quelle a terra, hanno la durata di un paio di settimane, o comunque si ha la possibilità di presenziare anche solo per un arco di tempo così ridotto. Per quanto riguarda le campagne in mare la situazione sicuramente cambia per ovvi motivi logistici, pensate solo a cosa possa comportare imbarcare o sbarcare l’equipaggio… tendenzialmente si deve ormeggiare in qualche porto o comunque rimanere relativamente vicini alla costa, dove poi l’equipaggio verrà portato a bordo per mezzo dei nostri RHIBs (i gommoni per intenderci). Per questo necessitiamo di un’ottima pianificazione logistica, che comprende delle date fisse in cui ci sono i cambi di equipaggio consistenti, per dare modo ai nuovi membri di salire a bordo ed avvicendarsi con quelli invece a bordo da tempo, che si prenderanno una pausa o torneranno alla propria vita.
Solitamente questi “crew swap” vengono organizzati ogni 2/3 mesi, ma dipende molto dalla campagna che si sta affrontando.
Anche qui consiglio, a chi fosse interessato a fare questo genere di esperienza, di entrare a far parte dei volontari di terra ed iniziare a conoscere l’organizzazione dall’interno in maniera più dettagliata.

COM’È CAMBIATA LA TUA VITA DOPO ESSERE ENTRATO IN SEA SHEPHERD?

La mia vita è cambiata sostanzialmente quando nel 2016 ho cominciato a viaggiare, solo a fine 2017 ho raggiunto in maniera piuttosto fissa gli equipaggi. Come ho già detto, la differenza principale si trova nel fatto che partire per un’operazione in mare è diventato un appuntamento fisso, sulla base di questo poi organizzo il periodo a terra.
Oggi queste dinamiche mi portano a cambiare “amici e colleghi” piuttosto di frequente, proprio per la natura stessa dell’organizzazione: oltre ai membri dell’equipaggio considerati “veterani”, ad ogni imbarco capiterà sempre di incontrare una bella fetta di equipaggio che sarà completamente nuova a questo genere di esperienze.
Ho avuto sicuramente l’opportunità di viaggiare molto e, sebbene i giorni liberi non siano mai stati moltissimi, ho potuto visitare luoghi che mai probabilmente avrei tenuto in considerazione se non con Sea Shepherd, anche solo per le difficoltà logistiche annesse al raggiungimento di queste zone.
Il periodico ritorno a casa è invece a tratti molto divertente, perché venendo comunque da una realtà di paese dove tendenzialmente “tutti conoscono tutti”, ormai sono stato identificato come “quello delle balene” e devo dire che molte persone si rivelano interessate a ciò che facciamo.

Tamara e Valeria: è da tempo che desideriamo diventare volontarie Sea Shepherd e chissà magari un giorno ci riusciremo! Leggere queste parole ha sicuramente acceso ancor di più la voglia di un’azione concreta per salvaguardare qualcosa che è essenziale per la vita di tutti noi e di tutto il pianeta: il mare!
Ringraziamo ancora una volta con tutto il cuore Massimo e Sea Shepherd tutta, augurandogli il meglio per la loro vita in mare e non solo!

Qua la mano! Valeria
Alla prossima, vostra T.

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