Svezzamento vegetale – Premessa: scegliere con consapevolezza

Inauguriamo oggi una nuova rubrica – Una mamma si racconta – uno spazio dove daremo voce alle numerose sfide e scelte che al giorno d’oggi una madre si trova ad affrontare.

Questo articolo è il primo di una serie che parla di un argomento poco conosciuto e discusso ma sempre più attuale: lo svezzamento vegetale.
Lo faremo attraverso una testimonianza, quella di Mariarosa, una mamma che ha deciso di seguire questa scelta e che ci racconterà la sua storia, parlandoci delle ragioni e delle modalità che l’hanno portata a imboccare consapevolmente questo percorso.

Ecco a voi la prima parte.


Se anche milioni di persone dicono una cosa insensata, essa resta sempre una cosa insensata.

A. France

Un giorno ho mostrato una foto di mio primo figlio, a circa diciotto mesi, tutto sporco di sugo al pomodoro ad una collega polacca, che ha esclamato: ”Classico bambino italiano!”. Indirettamente mi ha dato conferma di tutta una serie di riflessioni che mi ero posta fino all’anno prima e che mi avevano lasciata insonne per un bel po’.

Un passo indietro: quando ho conosciuto mio marito ho capito che ognuno ha un proprio modo di alimentarsi. Il cibo non è solo fonte di nutrimento; è ciò che ci fa sentire bene, ciò che ci piace, ciò che vogliamo condividere con amici e parenti, ciò che abbiamo vissuto. 

Mio marito segue un modello alimentare che assomiglia a quello vegano: all’inizio della nostra storia se capitava mangiava un po’ di sushi; poi ha smesso. Non mangiava pane, però sull’ennesimo cammino di Santiago non avendo nient’altro, l’ha divorato. Da qualche tempo tollera le uova. Un’unica volta l’ho visto mangiare carne: e ci credo, eravamo insieme da cinque giorni, per cui non avrebbe osato dirmi di no. 

Quando poi mi ha fatto capire cosa mangiasse e cosa non gradisse, mi sono fatta la stessa domanda che chiunque si sarebbe fatto nei confronti della persona che ama: sarà una dieta sana? Non gli farà male a lungo andare? Quindi, come fanno ormai tutti, ho cercato delle informazioni attendibili e scientifiche su internet. Ho trovato il sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, con fonti chiare e autorevoli e ho fatto adottare a mio marito qualche piccolo accorgimento per mantenersi meglio. Così, dopo il matrimonio, sono diventata un po’ più vegetale anche io, scelta che ho maturato dopo aver compreso come un’alimentazione vegetariana o vegana ben strutturate possano fare bene.

Poi è arrivato il nostro primo bambino. Che fare? Un bel dilemma. La pediatra mi ha consegnato un vademecum sullo svezzamento, le amiche hanno la loro versione in base a scelte famigliari, ma le domande che mi si accumulavano in testa erano tante e le risposte, a volte contrastanti, non mi soddisfacevano del tutto. 

La prima domanda che mi sono posta era se avesse senso procedere con uno svezzamento con carne, pesce e formaggio in una famiglia tendenzialmente vegana. Finito lo svezzamento come lo avrei convinto a mangiare quello che mangiamo noi? (Ho scoperto che i bambini sono tremendamente abitudinari e il mio in particolare è pure parecchio testardo).

Non avevo intenzione di cucinare pasti diversi a vita. Allora sono tornata sul sito della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana e, in più, ho trovato un libro che era appena uscito: “I primi 1000 giorni” di Luciano Proietti e Sabina Bietolini. Appena mi è arrivato l’ho letto in un amen. Per me si è rivelato come l’Eldorado; conteneva tutto quello che avevo cercato di capire e molto di più. 

Ora, se vai a raccontare in giro che hai intenzione di seguire uno svezzamento vegetale preso da un libro, sicuramente la gente ti prende per pazza. Se però spieghi che è scritto da un pediatra e una nutrizionista esperti in alimentazione vegetariana, che lavorano nell’ambito da anni e che hanno usato anche la letteratura scientifica più recente per scriverlo, va meglio. 

Non contenta, ho pagato di tasca mia per una consulenza diretta da un biologo nutrizionista, per sentirmi dire che conosceva gli autori del libro sopra citato e per confermarmi che stessi agendo correttamente.  L’unica accortezza in più è stata la prescrizione di un integratore di vitamina B12, per evitare una carenza nell’assunzione di questo nutriente. Questo soprattutto per dimostrare alla pediatra che non avrebbe dovuto chiamare gli assistenti sociali subito. Anzi, dopo un anno, valutando la crescita e la salute di mio figlio, mi ha chiesto le fotocopie del nutrizionista e il titolo del libro.     

Forse ho fatto questa scelta anche per fare in modo che i miei figli non diventino come me (sovrappeso); per cercare di farli stare bene il più a lungo possibile; per capire se ciò che la gente dice abbia un fondo di verità o meno; per vedere come la tradizione e la cultura possono influenzare la nostra nutrizione.
Condivido che il mondo voglia farci mangiare in un certo modo perché ci sono interessi economici in gioco, ma posso parimenti essere d’accordo sul fatto che agricoltura e allevamento debbano essere condotti nel rispetto dell’uomo in primis, degli animali e del mondo. Mio nonno ha sempre trattato gli animali da animali, ma non li ha mai maltrattati: quando veniva il momento mia nonna li cucinava per tutti noi, in dosi sufficienti e senza esagerare.     

Concludendo, dobbiamo porre più attenzione a quello che quotidianamente immettiamo nel nostro corpo perché ciò ha delle conseguenze e capire cosa sia meglio e cosa no è un passo in avanti verso una scelta davvero consapevole.


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