Donna: arte, passione e vita

In onore della Festa della Donna mi sento di dedicare questo articolo proprio al gentil sesso. In particolare alle donne che, a mio modesto parere, hanno lasciato un segno importante nella storia dell’arte e nella vita di tutti i giorni. 

Prima di proseguire, ci tengo a sfatare il mito dell’incendio dell’azienda “Cotton” di New York nel 1908 come data di origine della giornata. In realtà il periodo è stato scelto come riferimento per una motivazione politica e sociale, racchiudendo in sè tutte le proteste e le conquiste ottenute dalle donne nel Novecento. 

Nell’8 marzo 1917 a San Pietroburgo, le donne della città si riversarono per le strade manifestando con forza per la fine della Prima Guerra Mondiale e furono le prime ad innescare la scintilla che porterà alla caduta dello Zarismo. Si pensa che sia uno dei molteplici fatti per la quale le Nazioni Unite scelsero proprio questo giorno per istituire la “Giornata dei diritti delle donne e della pace internazionale” proponendola anche a tutti gli altri paesi come data simbolo.

Bene ,ora torniamo a noi, ecco la mia top femme!

1. Tamara de Lempicka (Varsavia 1898 – Messico 1980):

Tamara Rosalia Gurwik-Gorska venne definita “la donna d’oro” da Gabriele d’Annunzio. Emancipata, misteriosa e trasgressiva iniziò la sua carriera una volta trasferita a Parigi con il marito. I suoi ritratti sono sensuali, coinvolgenti e scandalosi per l’epoca in cui è vissuta, costituiti da tratti decisi, linee curve che disegnano un’anatomia irregolare di stampo cubista. I colori sono accesi e le ombre nette. Icona dell’Art Decò e dichiaratamente bisessuale è stata definita “la scandalosa Tamara” per alcuni dei suoi soggetti saffici. Il suo autoritratto nell’opera Bugatti verde (1932)” è il simbolo dell’emancipazione femminile dell’epoca.

https://culture.pl/en/article/tamara-lempickas-art-deco-legacy

2. Maud Stevens Wagner (Kansas 1877 – Oklahoma 1961):

 Acrobata e contorsionista circense è stata la prima donna tatuata e tatuatrice dell’epoca. La sua carriera venne avviata grazie ad uno “scambio” con un noto tatuatore Gus Wagner, che diverrà in seguito suo marito. Infatti si dice che l’uomo propose alla donna di insegnarle a tatuare in cambio di un appuntamento galante. Maud imparò in fretta e ben presto si ritrovò il corpo completamente ricoperto d’inchiostro iniziando anche a tatuare i colleghi del circo ed il pubblico utilizzando la tecnica a mano libera con ago e inchiostro ignorando le tecnologie dell’epoca.

https://www.vanillamagazine.it/maud-wagner-la-storia-della-prima-tatuatrice-degli-stati-uniti/

3. Coco Chanel (Saumur 1883 – Parigi 1971):

Gabrielle Bonheur Chanel ha origini umili, passò l’infanzia in un orfanotrofio nella quale apprese i primi rudimenti dell’arte del cucito, l’amore per il bianco e nero e la rigorosità del lavoro. Una volta compiuti i 18 anni iniziò a lavorare come sarta e fare spettacoli serali per i soldati che la soprannominarono “Coco”.

Nello stesso periodo conobbe il suo primo amore e finanziatore Etienne de Balsan, facoltoso figlio di imprenditori tessili. Nel 1909 inizia quindi la sua carriera e da lì in poi sarà un percorso in salita per diventare colei che tutti noi conosciamo come una delle più grandi icone della moda della storia.

https://www.fashionsnobber.com/coco-chanel/

4. Mary Kom (Kangathei 1983)

Nata in un poverissimo villaggio indiano Mangte Chungneijang Mary Kom ha ereditato la passione per lo sport dal padre, il quale tuttavia era contrario alla vocazione della figlia verso i guantoni definendolo uno sport “da maschi”. Mary ha iniziato a tirare di nascosto dalla famiglia, tant’è che i genitori lo scoprirono per puro caso leggendo un giornale sulla quale era riportata una delle sue prime vittorie. Medaglia di bronzo alle olimpiadi di Londra del 2012 e portatrice di altre vittorie importanti, il sogno di Mary è sempre stato quello di “giocare” e vincere per permettere alla sua famiglia una vita più agiata. Ora vive ad Imphal con suo marito ed i suoi figli ed ha fondato la sua palestra in cui insegna ai ragazzi il pugilato.

https://english.mathrubhumi.com/sports/sports-news/mary-kom-wins-historic-sixth-world-championships-gold-boxing-1.3337205

5. Elizabeth “Lee” Miller (Poughkeepsie 1907 – Chiddingly 1977):

Lee si avvicinò alla fotografia già da bambina grazie alla passione trasmessale da suo padre che le insegnò i rudimenti. All’età di sette anni la piccola Miller subì uno stupro da un uomo non identificato e da lì il padre iniziò a ritrarla nei suoi scatti. La sua carriera di fotomodella iniziò grazie ad un incidente stradale evitatole da Condé Nast, editore di Vanity Fair e di Vogue per la quale iniziò a posare subito dopo. 

Nel 1929 si trasferì in Europa per studiare arte e lì iniziò ad apprendere e posare per il noto fotografo surrealista Man Ray.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Lee inizia a lavorare come fotoreporter e corrispondente di guerra documentando gli orrori dei campi di concentramento Buchenwald e Dachau, la crudezza del campo di battaglia in Normandia, la gioia per la liberazione di Parigi e l’appartamento del Fuhrer a Monaco.

https://iisdenino.it/photography-20th-century-war-photographer.html

6. Miriam Makeba (Johannesburg 1932 – Castel Volturno 2008):

Mama Africa”, cantante sudafricana sempre in prima linea per combattere le discriminazioni e l’oppressione del regime di apartheid, con la sua voce calda, gentile e sincera Miriam Makeba raggiunse il successo negli anni cinquanta con i Manhattan Brothers e fondò in seguito una sua band jazz con impronta tradizionale sudafricana, The Skylarks.

La lotta per l’uguaglianza la spinse a scrivere innumerevoli brani rivoluzionari di protesta ed amore che le costarono ben trent’anni di esilio dalla sua terra, uno dei più famosi è Pata Pata.

Guerriera fino alla fine questa Pantera nera si spense per un attacco cardiaco nel 2008 subito dopo aver tenuto un concerto contro la Camorra dedicato a Roberto Saviano.

https://www.bbc.co.uk/music/artists/bc5c2918-4aba-4ef6-a245-100563a4487f

7. Mary Louise “Meryl” Streep (Summit 1949):

Lo spiccato talento di Meryl viene alimentato già in tenera età dalla madre che le impartì lezioni di canto. Con l’intento di sfondare nel musical inizia a studiare canto e recitazione laureandosi in arte drammatica. Il suo esordio risale al 1977 con il film Giulia (Jiulia) di Fred Zinnemann e da lì in poi non si è più fermata. È una delle poche attrici ad essere stata nominata ai premi Oscar (20 fino ad ora) per film prodotti in cinque decenni. Carismatica, poliedrica ed ironica la Streep ha manifestato fin da subito la sua spiccata capacità di adattamento in qualsiasi ruolo interpretato fino ad ora. Dalla commedia al dramma, dal musical al biopic, ha collezionato un successo dopo l’altro, prestando il volto a personaggi diversi e affascinanti. Meryl streep ha lasciato un segno importante nella storia del cinema, chissà cos’ha in serbo per noi nell’avvenire.

https://www.luxgallery.it/meryl-streep-e-la-mossa-poco-elegante-con-chanel-lagerfeld-la-accusa-pubblicamente-234268/

8. Mahoko “Banana” Yoshimoto (Tokyo 1964):

L’infanzia di Mahoko è stata anticonformista grazie all’influenza del padre Takaaki, poeta dall’impronta Marxista degli anni sessanta e critico letterario, ha scritto un saggio sulla piccola intitolato “Yoshimoto Takaaki X Yoshimoto Banana”.

Si attribuì lo pseudonimo androgino “Banana” una volta ottenuta la laurea in lettere alla Nihon University, scelto perchè è una parola che si pronuncia quasi allo stesso modo in tutte le lingue ed è facile da ricordare e poi lo trova “carino”.

Nel 1987, durante le pause dal lavoro al golf-club, inizia a scrivere e nel 1988 pubblica il libro che la lancerà nella sua carriera, “Kitchen”, divenuto un successo immediato la cui prima traduzione mondiale avvenne nel 1991 in lingua italiana, in quanto l’autrice è sempre stata affascinata ed innamorata del nostro Bel Paese.

Il suo stile di scrittura semplice ed intimo è molto apprezzato dai ragazzi in quanto riesce a comunicare con intensità la frustrazione di essere un giovane che vive nel Giappone moderno facendo anche riflettere sulla vita, la morte, l’amicizia, l’amore e la ragione, temi a lei particolarmente cari. Ora la nostra “Banana” punta al Nobel.

https://www.salteditions.it/banana-yoshimoto-2/

Siamo arrivati alla fine di questo articolo, spero che abbiate gradito. Ci sarebbero centinaia di altre figure femminili da citare, a tal proposito, secondo voi quali altre figure potrebbero far parte di questa classifica? A voi i commenti! 

Qua la mano! Valeria

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza strumenti propri o di terze parti che salvano dei piccoli files (cookie) sul tuo dispositivo. Questi cookies di tipo tecnico, come Google Analytics servono per generare report e statistiche, i dati sono anonimi, tutto questo per e poterti offrire un servizio sempre migliore.

Abilitare i cookies ci permette di offrirti un servizio migliore