Un haiku l’inverno…

Solitamente trovate l’haiku che vi propongo alla fine o nel mezzo dell’articolo, oggi no.

I versi sono così potenti e proiettano in modo molto chiaro la nostra quotidianità, sono talmente semplici da sembrare quasi banali, è chiaro che non lo sono affatto.

Come tutte le forme d’arte però, anche dentro quest’haiku è possibile vedere il mondo, quello che stiamo vivendo, quello che ci sta attorno, quello dove camminiamo, respiriamo, amiamo e purtroppo a volte piangiamo.

“Languore d’inverno”

Cos’è un languore?
Dal vocabolario “condizione corrispondente al manifestarsi o all’aggravarsi di una sensazione penosa di vuoto o di uno stato di prostrazione” oppure “atteggiamento o espressione di abbandono, per lo più affettato o lezioso.
Quest’inverno, così difficile, freddo, altalenante, stringente, sorvegliato, scandito, specchio di volontà ci sta lasciando un po’ così, abbandonati a noi stessi, agli eventi, vivendo giorno per giorno.
Qualcuno potrebbe pensare che presa coscienza di ciò ci si senta male, sicuramente è una sensazione soggettiva, per quanto mi riguarda essere cosciente di poter contare solo su di me porta una grande forza ed energia.

“nel mondo di un solo colore”

Quando ero piccola questo era uno slogan ricorrente. Un mondo unito, senza differenze, senza etichette appicciate un po’ dappertutto.
In questo momento di estrema difficoltà mondiale dovuta al Covid 19, sento che forse qualcosa che ci unisce tutti esiste davvero ora. Certo avrei preferito fosse qualcos’altro a renderci una cosa sola.
Il punto è che questo mi ha fatto riflettere… esiste davvero la speranza che il mondo possa essere un luogo di possibilità ed uguaglianza per tutti? Oppure stiamo combattendo una lunghissima battaglia senza fine che non possiamo vincere?
L’animo umano è davvero fatto per questo? è qualcosa di cui saremmo capaci?
Rifletteteci, tutti almeno una volta, anche non volendo abbiamo etichettato, appuntato, evitato contrastato qualcuno.
Non voglio uccidere la speranza, la mia è solo una riflessione e per quanto mi riguarda, essere coscienti di ciò che abbiamo attorno non deve spaventare ma aiutare il cambiamento.

“il suono del vento”

Questo suono flebile e dolce è stato un compagno fedele in alcuni momenti della mia vita.
Lo è stato anche durante il primo lockdown, quando in un contesto surreale mi ritrovai a percorrere la strada che facevo tutti i giorni con il mio cane in assoluto, disarmante e pesante silenzio.
Questi aggettivi potrebbero far sembrare questa scoperta spiacevole ma fu tutt’altro, amai quei giorni e quel silenzio che manca inaspettatamente. Il vento era l’unica cosa a cantare alle mie orecchie, aria pulita, fresca, profumata, dolce, mi cullava e proiettava in un mondo “allo stato brado” che riusciva anche a tranquillizzarmi, nonostante tutto.

Eccoci qui, questo haiku certamente non aveva queste mire nella testa di Basho, avrà rispecchiato un altro tempo, altri accadimenti, i sentimenti di un uomo solo in mezzo alla natura, in un mondo molto meno contaminato ma che mostrava già i segni della natura umana.

Alla prossima, vostra T.

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