Un haiku per il cambiamento

In questi giorni mi capita spesso di pensare a quanto, rispetto ad epoche passate, ci ritroviamo fermi, immobili, arresi agli step che la vita pare offrire a tutti, almeno per quanto riguarda i paesi più ricchi.

Nasciamo e viviamo secondo precisi dogmi, forme e sistemi, incapaci di muovere un passo oltre la linea immaginaria dell’abitudine.
Leggere queste parole dovrebbe far scattare qualcosa, una sorta di senso di ribellione o oppressione in alcuni, o forse no. Quanto saremmo in grado realmente di viaggiare verso un nuovo stile di vita se questo ci fosse servito su di un piatto d’argento?

Saremmo davvero in grado di lasciar andare le “sicurezze” a cui siamo tanto legati?
Di scegliere il mistero, l’incognita, la paura che ne deriva.

Quanto siamo malleabili in realtà?
Ognuno di voi tiri le somme.

Anche solo un piccolo cambiamento è in grado di far vacillare il nostro intero essere e non pensiate che scrivo tutto questo perché sarei in grado di fare diversamente, al contrario!

Spesso nella vita sono stata incapace di cambiare direzione, anche se quello che stavo facendo mi costava grandissima fatica e mi portava dolore e frustrazione. Anche se avevo attorno persone non affini, luoghi che mi suscitavano angoscia, situazioni che avrei voluto fossero perfette per me ma di fatto non lo erano.

Quant’è difficile cambiare quando si sta male?
Moltissimo, figuriamoci quanto possa risultare ostico quando di fatto va tutto per il verso giusto.

Quante persone si lamentano della vita che fanno, del lavoro, della famiglia, del partner, della condizione economica, del proprio corpo? Tutte.
Rifletteteci, sono certa che anche voi lo avete fatto.

Ora, la domanda difficile.
Avete fatto qualcosa per cambiare?
Si? No? Cosa?

L’avere o non l’aver fatto qualcosa come vi fa sentire?
Tirate voi le vostre conclusioni.

Più che le certezze, amiamo forse l’abitudine.
Anche se dolorosa, deleteria, insoddisfacente.

Cosa ha scatenato questi pensieri?
Il mio gatto, ha lasciato casa, una casa che lo ha accolto, nutrito e coccolato.
Ora, è davvero possibile che ci si lasci alle spalle un così piacevole nido?

Sì, quando non si è persa la curiosità.
Io vorrei ritrovarla un po’ di più, ci lavoro da tempo, ma ancora non basta.

Voi?

A presto, vostra T.

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