Autismo: 5 luoghi comuni da sfatare

Buongiorno a tutti,

era da molto tempo che volevo sfatare qualche luogo comune sull’autismo. Da molti anni ho la fortuna di lavorare a contatto con ragazzi che rientrano nella diagnosi dello spettro autistico e mi è capitato di sentirne davvero di tutti i colori. Finalmente mi sono decisa a scrivere sull’argomento. Non volendo però tediarvi con un articolo troppo lungo o noioso, parto oggi da alcune affermazioni che vengono fatte frequentemente quando si parla di autismo e cerco di sfatarne le convinzioni una volta per tutte.

Un ragazzo autistico non sente nulla, è come se fosse nel
suo mondo.

Il fatto che un ragazzo autistico manifesti diversamente dai propri coetanei i propri sentimenti e stati interni, non significa che non li possegga. È stato inoltre dimostrato che essi vivano una condizione di iperstimolazione ed iper sensorialità per cui faticano a differenziare gli stimoli esterni e li percepiscono con più intensità ed urgenza rispetto agli altri. In pratica sono più sensibili agli stimoli e può capitare che sentano il bisogno di proteggersi da essi con dei comportamenti che spesso non capiamo. Questa sensibilità si può manifestare in uno o più aree sensoriali. C’è chi è ipersensibile al gusto dei cibi e quindi mangia solo ed esclusivamente alcuni alimenti, c’è chi non riesce a discriminare suoni vicini e lontani ma li percepisce con la stessa intensità (pensate come deve essere frastornante e confusivo) o ancora c’è chi manifesta una ipersensibilità al tatto.
È innegabile che un punto comune a tutte le persone autistiche siano le difficoltà relazionali e di comprensione nonché di espressione degli stati interni: ma è insieme errato convincersi del fatto che siano persone insensibili e completamente alienate.

I ragazzi autistici hanno sempre dei talenti speciali ed
una predilezione per la matematica.

Esattamente come ogni individuo sul pianeta anche i ragazzi autistici sono diversi l’uno dall’altro. Inoltre all’interno della diagnosi dei “disturbi dello spettro autistico” vi è un mondo di possibilità e di gradi di manifestazione del disturbo. Vi sono ragazzi autistici che non parlano, altri che invece hanno un eloquio ricco e vivace, per esempio.
Solo il 10 % delle persone che rientrano nello spettro manifestano delle capacità straordinarie, ed esse possono manifestarsi in molti campi. Spesso i ragazzi autistici si focalizzano su una attività o un particolare interesse ed in esso spendono moltissime delle proprie energie ma ciò non farà necessariamente di loro il prossimo Rain Man.
Ricordiamoci di guardare a questi ragazzi anzitutto come individui e non esclusivamente come espressione di una patologia.

Se è autistico è sicuramente colpa dei vaccini

Anche i nuovi studi fatti a riguardo hanno escluso questa correlazione. L’autismo è causato dall’alterazione di centinaia di gruppi di geni. Si tratta pertanto di una malattia di origine genetica che può essere acuita da alcune condizioni ambientali. La connessione autismo-vaccini era stata inventata di sana pianta da Andrew Jeremy Wakefield in una sua pubblicazione del 1998. L’ex dottore, fu radiato dall’albo dopo che si scoprì che aveva alterato i dati dei propri studi per motivazioni economiche. Nonostante ciò sono ancora molti a credere erroneamente a questa connessione.

Se è autistico è colpa della sua mamma che è stata anaffettiva

La teoria definita come “mamma frigorifero” secondo cui le difficoltà
di socializzazione tipiche dei ragazzi autistici siano frutto di una famiglia
anaffettiva e non amorevole è stata definitivamente accantonata nel 1969. Direi
che è il caso di aggiornarsi.

Dovrebbero frequentare scuole speciali e stare con quelli
come loro

In 11 anni di lavoro a contatto con la disabilità posso portare numerosi esempi del contrario. Stare con gli altri ed essere affiancati mentre ci si scontra anche con le proprie difficoltà di socializzazione è il modo migliore per permettere a questi ragazzi di integrarsi ed avere una qualità di vita più alta. Riescono a imparare un numero maggiore di schemi relazionali, a comprendere i propri limiti e a trovare delle strategie corrette per relazionarsi con gli altri.
Inoltre ci tengo anche a sottolineare come, se si lavora sull’inclusione della diversità, si abbia una crescita in termini umani per tutta la classe (normodotati o meno). Sono più che convinta che la scuola debba, prima ancora che portare contenuti e nozioni, educare e crescere individui solidali, empatici, collaborativi e consapevoli; ed in tal senso, credetemi, un alunno diversamente abile in classe è una ricchezza incommensurabile. Tutto sta nel creare un progetto di inclusione, di accoglienza e socializzazione e nel convincersi (dato che gli specialisti ce lo dicono ormai da decenni) che una persona disabile ha diritto ad una istruzione vera e propria e non ad un parcheggio pietistico.

E per oggi è tutto,

fatemi sapere se volete che sfati altri falsi miti sull’autismo e se voi stessi vi siete scontrati con alcuni di essi.

Nel frattempo vi saluto, vi mando un grande abbraccio e vi ricordo che se volete approfondire o siete interessati all’argomento, Persona360° ha già scritto articoli a riguardo: eccone un esempio

Barbara.

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