L’evoluzione impossibile di Spock

Se avete mai visto Star Trek, ricorderete Spock, l’alieno dalle orecchie a punta. Spock era per metà umano e per età vulcaniano. Il cervello dei vulcaniani era, nell’universo del telefilm, di molto superiore al nostro. In particolare, la razza vulcaniana non aveva emozioni. Ad un certo punto della loro storia, i vulcaniani avevano fatto a meno di queste primitive vestigia delle loro origini animali e, non più intralciati dalle passioni, avevano raggiunto un livello sovrumano di razionalità e acume.

Questa concezione per cui una creatura priva di emozioni possa sviluppare una intelligenza superiore alla nostra è in realtà un antico tema della cultura occidentale. A partire da Platone, infatti, molti pensatori occidentali sono stati inclini a considerare le emozioni come ostacoli all’agire.

Al contrario le ricerche neuroscientifiche degli ultimi decenni sostengono che le emozioni abbiano una vitale importanza per l’agire intelligente. Una creatura come Spock, priva di emozioni, sarebbe quindi meno e non più intelligente di noi.

Sarebbe sciocco negare che le emozioni possano indurre le persone a fare cose di cui di seguito si pentiranno ma i vantaggi dell’avere emozioni superano di gran lunga gli svantaggi. Se così non fosse le creature emotive non si sarebbero mai evolute. Le emozioni sono tratti complessi, che raramente si evolvono a meno che non comportino qualche vantaggio. Così, oggi, il fatto che noi possediamo emozioni significa che, almeno in un certo momento della nostra storia evolutiva, esse dovettero aiutare i nostri antenati a sopravvivere e procreare.

Anche Darwin studiò i meccanismi evolutivi ed espressivi delle emozioni e sostenne che esse non dovessero essere considerate come inutili interferenze nei processi di pensiero ma che anzi svolgessero un’importante funzione adattiva. Nel corso della nostra evoluzione esse hanno svolto la funzione di campanelli d’allarme in vista di possibili minacce o pericoli o hanno permesso di comunicare con il proprio gruppo situazioni di disagio aumentando le possibilità di sopravvivenza. Infatti, se da un lato le emozioni permettono di comunicare ai conspecifici i nostri stati interni, dall’altro preparano l’individuo all’azione e consento una reazione più repentina agli eventi.

Insomma, la paura ci ha difeso dai pericoli; la rabbia ci ha donato la scarica di energia necessaria per difendere noi stessi ed il nostro territorio da usurpatori esterni; la tristezza ha comunicato malessere e necessità di attenzione ai membri del gruppo, che si sono attivati in soccorso dell’individuo ferito, grazie ad un altro potente meccanismo per la sopravvivenza della specie: l’empatia. (Darwin “L’espressione delle emozioni negli uomini e negli animali”, 1872)
Come potrebbe quindi una civiltà considerarsi intelligente o semplicemente sopravvivere senza dei meccanismi di adattamento tanto utili e sofisticati?

Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti!

Vi mando un grande abbraccio,

al prossimo articolo Persone a 360 gradi

Barbara

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