Deaf U: documentario o reality?

Il 9 Ottobre 2020 su Netflix è approdata la serie televisiva Deaf U. Il programma è stato ideato dall’attivista, modello e attore Nyle DiMarco.
Dimarco è stato il primo modello non udente a vincere una edizione di “America’s Next Top Model”.

Ha quindi deciso di usare la sua crescente notorietà per dare voce al mondo della comunità sorda, cercando di spiegare cosa significhi realmente essere sordo. “Offre l’oportunità di entrare nel nostro mondo, che è ricco di cultura e così variegato e differente”, spiega il modello “Non c’è un modo solo e giusto di essere sordo, ne esistono tanti” e attraverso questo programma si cerca di mostrare alcuni di questi modi di vivere la sordità attraverso la vita dei giovani protagonisti.”

Come si può evincere dal nome infatti la serie parla del mondo della sordità seguendo un gruppo di studenti della Gallaudet University, un’università privata per persone con disabilità uditive che ha sede a Washington.

Si tratta di un reality più che di un documentario (come invece è stato definito da alcuni) e si sofferma soprattutto sulla vita sentimentale di questi ragazzi. Personalmente non amo particolarmente i reality né tutti quei programmi televisivi che si basano sui retroscena sentimentali dei loro partecipanti, quindi è un aspetto che non ho apprezzato in questo programma.

Tuttavia, essendo molto affascinata dal mondo sordo ho trovato davvero illuminante vederne la vita quotidiana, scoprirne le difficoltà reali in un mondo fatto per persone udenti e le strategie utilizzate per venirne inclusi.

“Quando entriamo in un locale spesso chiediamo di spostare i
mobili perché siano più a misura di sordo”

“Mettono la bottiglia in mezzo al tavolo, non è carino per
chi ha disabilità uditive perché non riusciamo a vederci”

È stato bello anche entrare un po’ nel mondo personale ed affettivo di questi ragazzi, davvero simpatici e vivaci.

“Gli udenti possono farsi le coccole e nel mentre avere una
conversazione completa. Noi sordi non possiamo e dobbiamo intervallare coccole
e parlare, coccole e parlare”

“Stiamo per farci le unghie… ma nel mentre non potremmo
parlarci!”

E scoprire che come in ogni gruppo umano esiste
discriminazione anche tra le persone sorde. Uno dei protagonisti infatti spiega
che all’interno dell’università esiste una èlite fatta di persone nate da
famiglie sorde e che quindi conoscono perfettamente la lingua dei segni. Al
contrario chi usa il metodo oralista, ha iniziato a usare i segni da poco
oppure ha un impianto cocleare e un apparecchio acustico, viene spesso
discriminato.

“La comunità sorda spesso è piccola e se si viene discriminati
è davvero difficile”

“Alcuni vorrebbero uscire dalla “bolla dei sordi” e a volte vengono
odiati per questo”

Credo che l’esordio di Deaf U sia positivo nell’ottica dell’inclusione e della conoscenza del mondo dei non udenti: la serie può essere vista dai sordi che finalmente si vedono rappresentati come protagonisti di un programma e non più come “tenero personaggio secondario” e può essere utile anche agli udenti per divenire più consapevoli e accoglienti.

Trovo infatti che si abbiano molti pregiudizi verso il mondo dei non udenti, sicuramente rafforzati dalle barriere linguistiche che talvolta ci dividono.
Le barriere però possono essere infrante ed i limiti superati: per creare un ponte e comunicare ci vuole davvero poco.

Non posso quindi che invitarvi alla visione di questa serie per quei giorni in cui non volete vedere nulla di impegnato ma volete calarvi in un nuovo mondo attraverso una serie scanzonata, dinamica e divertente.

Vi mando un grande abbraccio,

Barbara.

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