Frida Kahlo: un’interpretazione osteopatica

Il 17 maggio 1990 l’Organizzazione mondiale della sanità abolì l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Ideata da Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie, la prima Giornata internazionale contro l’omofobia ha avuto luogo il 17 maggio 2004.

Oggi, 17 maggio 2020, vogliamo dare il nostro contributo a questa giornata, come dovere civico ribadito anche dall’ex Presidente della Repubblica Italiana Napolitano: «la denuncia e il contrasto all’omofobia devono costituire un impegno fermo e costante non solo per le istituzioni ma per la società tutta» (Giorgio Napolitano, discorso in occasione della Giornata IDAHOBIT del 2013).

Persona360° ha dedicato tutta la settimana a questo tema, scrivendo articoli sulla tematica anche in collaborazione con psicologi. Ti linkiamo per esempio l’interessante articolo del Dott. Merigo:

Oggi concludiamo la settimana con la recensione del film biografico di una grande donna: Frida Kahlo. E lo recensiamo dal nostro punto di vista, quello di due osteopati: Alice Delbono e Stefano Grassotti. Siamo una coppia di osteopati, Alice ha un grande amore per l’arte e una sera abbiamo deciso di guardare insieme il film Frida diretto da Julie Taymor.

Non ti anticipiamo nulla della trama, la trovi ovunque su internet come anche la biografia di Frida, preferiamo condividere con te le riflessioni che abbiamo fatto su due tematiche dominanti del film e della vita e dell’arte della pittrice Frida: il corpo ed il dolore. Due tematiche assolutamente osteopatiche.
L’osteopata lavora sul corpo della persona per trovare la causa del suo dolore fisico (come mal di schiena o mal di collo) al fine di poterlo risolvere. Frida Khalo lavora sul suo corpo, per andare a sondare profondamente il suo dolore fisico e lo sublima in autoritratti con forza disarmante. 

Frida ebbe problemi importanti di salute nella vita, in particolare a seguito di un incidente avuto a 18 anni che le procurò diverse fratture vertebrali, al bacino e agli arti inferiori. Venne trapassata da un corrimano dal fianco all’inguine. Nella sua vita subì 32 operazioni chirurgiche. Tutto questo la portò quotidianamente a confrontarsi col dolore fisico. Crediamo che ad ognuno di noi sia accaduto nella vita di avere dolore o di vedere un proprio caro di fronte al dolore. Nel nostro lavoro vediamo costantemente quanto il dolore fisico abbia impatto nella vita delle persone. Che sia una frattura o una schiena bloccata, o una distorsione di caviglia, il dolore genera paura, incertezza e, a volte, anche angoscia. Il dolore ti pone di fronte al tuo lato buio, quello che Frida mostra sapientemente nei suoi dipinti.

Frida non solo ci mostra il dolore, ma anche la sua enorme forza nel convivere con esso ed affrontarlo. Frida è stata una donna forte, tenace, è divenuta un grande modello di indipendenza e di creatività, una donna che supera schemi, categorie e definizioni. Ed è qui che colleghiamo Frida ad oggi, 17 maggio 2020 giornata mondiale contro l’omofobia. Frida nella sua ricerca sul corpo vive profondamente anche una ricerca sul femminile approdando ad esperienze sessuali con donne, oltre che con uomini, come vedi chiaramente in alcune scene del film.

Una ricerca del femminile con esperienze omosessuali forse per indagare quel lato fisico femminile, il suo, martoriato dal dolore? Oppure semplicemente per sperimentare le possibilità del corpo dal punto di vista erotico? O per rompere tabù e schemi socio-culturali, atteggiamento molto in linea col pensiero politico e con la curiosità tipica dell’artista?

Tu cosa ne pensi? 

Con queste riflessioni ti invitiamo a guardare il film se non l’hai già  fatto, per conoscere la vita di una donna grandiosa che ha saputo trasformare il dolore in forza e arte.

Ti mandiamo un grande saluto e ti invitiamo a seguirci sui Social di Persona360°, per contribuire con noi ogni giorno a condividere cultura. Ti aspettiamo!

Un saluto dallo staff di Persona360° e dallo Studio di Osteopatia Grassotti Delbono di Brescia.

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