Autismo e lingua dei segni

La comunicazione è fondamentale per il nostro benessere: ci consente di stabilire relazioni, di esprimere e comprendere necessità e bisogni. Non essere in grado di comunicare ci isola e inficia la nostra capacità di rapportarci con il mondo e di essere felici.

A causa dell’immagine che il cinema ci ha dato dell’autismo siamo soliti pensare che le persone che rientrano in questa diagnosi, abbiano difficoltà a comprendere i sentimenti altrui e a manifestare i propri ma non a parlare e comunicare. La realtà è ben diversa: molti ragazzi autistici non sono verbali e circa il 50% dei soggetti con diagnosi di autismo presenta l’assenza dell’uso funzionale del linguaggio o un deficit nel suo utilizzo. Le difficoltà solitamente si manifestano in un uso rigido e stereotipato del linguaggio.

Le persone autistiche incapaci di comunicare spesso manifestano comportamenti problema, nati proprio dall’incapacità di spiegarsi o dalla frustrazione che ne deriva.
Esistono diversi strumenti utilizzati per aiutare un bambino autistico ad esprimersi ed aumentare le proprie competenze comunicative; tra gli strumenti di comunicazione aumentativa vi è anche la lingua dei segni.

Le ricerche dimostrano come le lingue dei segni siano particolarmente efficaci nel promuovere lo sviluppo del comportamento verbale e vocale in soggetti con autismo e disabilità di sviluppo. I segni consentono di ripercorrere le tappe di apprendimento del linguaggio dei bambini a sviluppo neurotipico e che, quando utilizzati, comportano l’attivazione delle stesse aree cerebrali deputate al linguaggio verbale. Ciò da al ragazzo autistico maggiori chance di arrivare a possedere non solo maggiori capacità comunicative ma anche di sviluppare il linguaggio vocale.

Basti pensare allo sviluppo comune di un bambino che prima ancora di saper parlare conosce dei gesti e li usa per comunicare in modo consapevole e funzionale. Su questo assunto si basa anche il metodo del Baby Sign, di cui magari vi parlerò in un altro articolo.

1.La comunicazione alternativa attraverso la lingua dei segni promuove l’acquisizione inizialmente di segni legati a nomi o richieste e si articola in tre punti:

2.Prima di tutto si mostra l’oggetto ed il segno corrispondente. Per esempio una palla e si fa il segno palla (vedi immagine per segno LIS di “palla”). Poi si pronuncia la parola “palla” avendo cura di articolare bene i suoni ma non in modo innaturale.

3.Si stimola il bambino a riprodurre il segno e, vocalmente, a provare a dire il nome dell’oggetto. Premiamo anche un singolo suono es. P oppure una sillaba es .“PA”.

Consegniamo l’oggetto al bambino rinforzando segno e suono.

Premettendo che come già accennato nei miei articoli precedenti sull’autismo è fondamentale uno studio caso per caso sulle metodologie da utilizzare, personalmente ho utilizzato spesso la LIS per rinforzare le capacità comunicative in bambini con difficoltà di linguaggio (non solo con ragazzi autistici) e posso confermare la validità degli studi che sono giunti a queste conclusioni. Voi conoscevate questo metodo? Cosa ne pensate?

Come al solito vi invito a contattarmi o a commentare se avete dubbi, domande o volete esprimere il vostro parere.

Intanto vi mando un grande abbraccio,

a presto Persone a 360 gradi!

Barbara.

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