Didattica dolce: in cosa consiste? L’alternativa a premi e punizioni.

Negli ultimi anni il metodo delle lodi e delle punizioni con il quale la maggioranza di noi adulti è cresciuta è stato messo in discussione. Le recenti ricerche pedagogiche e neuroscientifiche hanno sottolineato come da un lato la lode porti alla formazione di una motivazione prevalentemente esterna nel bambino e la punizione limiti la reale interiorizzazione della regola. In parole povere cosa significa: che da un lato il bambino seguirà una regola non perché ne abbia compresa l’utilità quanto più per paura della punizione, dall’altro un bimbo che sarà mosso all’azione ed al raggiungimento di uno scopo non tanto dalle proprie forze e convinzioni quanto dal rinforzo che gli altri danno al suo operato.

Lodi continue specie se riferite direttamente al bambino “Bravo” “Sei il più bravo” possono paradossalmente portare a problemi nella formazione dell’autostima o nell’incapacità di affrontare una crisi, una difficoltà, un compito difficile. Se vogliamo dare un feedback positivo al bambino proviamo a dire “Ti sei impegnato molto, hai svolto un ottimo lavoro” (allo stesso modo se invece ha sbagliato per esempio una operazione proviamo a dire “Sei stato molto ordinato e si vede che stai capendo il procedimento. C’è una piccola imprecisione in questo calcolo, provi a rifarlo da solo o preferisci che lo rivediamo assieme?”). Come noterete si sposta il focus sull’azione e non si danno giudizi alla persona, al bambino.

Le punizioni che prevedono urla e, peggio ancora, punizioni fisiche risultano essere deleterie per il sano sviluppo psicofisico del bambino. Si tratta di un fatto ampiamente dimostrato dagli studi in materia.

Quindi quale potrebbe essere la soluzione? Smettere di educare i nostri figli e cedere al lassismo educativo, certo che no!

Una soluzione potrebbe essere la cosiddetta “disciplina dolce”. Questo metodo educativo aiuta i bambini a mentalizzare, a entrare in contatto con i propri sentimenti e a leggere quelli altrui. Insegna a esplorare e scoprire i propri limiti. Permette loro di percepire i genitori come vicini ed il loro amore come incondizionato ossia non vincolato dal fatto che ci si comporti più o meno bene.

Consiste nell’attenzione verso i bisogni del bambino, nel loro rispetto e nell’accoglienza delle loro necessità e stati interni. Proviamo a fare un esempio:

Mio figlio di tre anni scalcia e piange perché vuole il gioco di un altro bambino al parco.
1- Respira: Cerca di non prestare attenzione alle persone accanto a te. Tuo figlio piange perché è un bambino ed attraverso il pianto spesso manifesta ciò che non riesce a esprimere in altro modo. E’ piccolo ed ancora non comprende alcuni concetti e costrutti banali per noi adulti. Il fatto che tuo figlio pianga quindi non fa di te una pessima mamma. Il nostro mondo non è a misura di bambino, può capitare che in una situazione simile per non disturbare le persone attorno a noi si finisca col cercare un metodo rapido per interrompere il pianto.

2.Prenditi il tuo tempo. Potrà sembrare una eternità, il pianto di un bambino ci mette naturalmente in uno stato di disagio ed allerta poiché insito in noi vi è l’istinto di proteggere i piccoli della nostra specie. In questo caso tuo figlio ti sta chiedendo del tempo ed uno spazio di comunicazione. Molto probabilmente sarai stanca, accogli anche le tue emozioni in questo momento. Comincia abbassandoti e mettendoti al suo livello.

3.Accogli il bisogno e mostra di comprenderlo. So che quel gioco ti piace molto e lo vorresti.

4. Spiegare il proprio punto di vista o quello altrui e le proprie/ altrui sensazioni. Ma quel gioco non è tuo, non ti appartiene. Ti piacerebbe se un altro bimbo prendesse la tua palla senza chiederla?

5.Fornire una possibile soluzione. Che ne dici di giocare con lui e condividere un giocattolo?
Il concetto di condivisione compare nei bambini proprio intorno ai tre anni, se il bimbo non dovesse ancora possederlo si può proporgli di condividere/giocare con noi per qualche istante.

Così facendo avremo:

introdotto una regola: il rispetto degli altri e di ciò che posseggono

aiutato il piccolo a iniziare a mettersi nei panni dell’altro (iniziamo appunto ad avvicinarlo a questo concetto ma ricordiamoci che è molto sottile ed il suo grado di sviluppo non gli consente ancora di decentrarsi a questa età)

accolto il suo pianto in modo positivo (ricordiamoci che non possiamo educare al non urlare o al non picchiare se siamo i primi a usare mani e urla).

Questo metodo educativo come vedete è molto attento anche alle fasi di crescita dell’infante ed ai suoi bisogni specifici. Spesso infatti ci aspettiamo che dei bambini, anche molto piccoli, capiscano e agiscano come dei piccoli adulti ma non solo ciò è per loro impossibile ma è anche profondamente lesivo per il loro sviluppo e benessere.

Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti,

un grande abbraccio,

Barbara.

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