I rischi nell’adolescenza: tra social, dipendenze e baby gang

Ci siamo spesso trovati su questo portare a parlare di intelligenza emotiva e sviluppo emotivo. Nel parlare di intelligenza emotiva trovo sia necessario soffermarsi sull’analisi del periodo adolescenziale, sulle sue debolezze e sui fattori di rischio.

L’adolescenza è un periodo critico fatto di ristrutturazioni e cambiamenti. Tra i numerosi fattori protettivi verso il rischio di sviluppare disagi emotivi e condotte disadattive, uno molto importante è sicuramente quello di possedere una buona competenza emotiva. Avere una buona competenza emotiva risulta infatti essere importante durante tutto il ciclo di vita ma in modo particolare durante l’adolescenza, caratterizzata da così tanti cambiamenti, e diventa quindi importante implementarla e valorizzarla. Potenziare negli adolescenti la capacità di cogliere e comprendere le molteplici sfumature dell’universo emotivo, permette di riflesso di aiutarli a gestire meglio gli eventi stressanti, ad avere più tolleranza emotiva, ad essere più consapevoli del proprio mondo interiore (Marmocchi, Dall’Aglio & Zannini, 2004) e quindi ad avere maggiore capacità adattiva all’ambiente circostante.

L’adolescenza, dal latino “adolescere” che significa “crescere”, è la fase della vita durante la quale l’individuo conquista le abilità e le competenze necessarie ad assumersi le responsabilità relative al futuro stato di adulto e si conclude con l’avvento di quest’ultimo.

L’adolescenza è un momento di vita unico e irripetibile, nel quale il giovane vive un processo di cambiamento e crescita, a livello sia fisico (neurologico, ormonale e corporeo), sia psicologico, ed è sottoposto ad una notevole quantità di stimoli nuovi da parte del mondo esterno. Questo momento della vita rappresenta una sfida: un adolescente è chiamato, infatti, ad acquisire capacità critiche e di scelta – anche in relazione ad una maturazione nelle aree cerebrali prefrontali – che gli permettano di districarsi tra i diversi cambiamenti (soprattutto relazionali e sociali) e i compiti che questo periodo della vita presenta.

Se da un lato, però, la maturazione fisica porta l’adolescente, con la pubertà, a raggiungere in tempi rapidi maggiori livelli di forza, velocità e capacità riproduttiva, dall’altro la maturazione cerebrale, soprattutto prefrontale, avviene in modo graduale e non è completa fino alla tarda adolescenza.

La maggiore libertà e autonomia rispetto alla famiglia di origine, l’ingresso nel mondo dei pari ed il bisogno di appartenenza, di essere riconosciuti e apprezzati, le prime relazioni intime e lo sviluppo sessuale chiedono ai ragazzi capacità di discernimento e di scelta, ma anche capacità etiche e senso di responsabilità. Non a caso l’adolescenza viene citata da diversi autori come una seconda nascita: di fatto, rappresenta la nascita al mondo, alle relazioni, ai ruoli e alla vita sociale.

Un periodo della vita, dunque, positivo e ricco di possibilità, ma che non è scevro di pericoli e criticità, soprattutto se si considera la rapidità con cui oggi viene chiesto ai giovani di affrontare i compiti evolutivi legati all’identità, all’autostima, alla socializzazione, all’acquisizione di valori e obiettivi.

Questo periodo di transizione dallo stato di bambino a quello di giovane adulto prevede una costante evoluzione e continue trasformazioni che spesso, dall’esterno, vengono scambiate per volubilità, instabilità, squilibrio.

In questo momento della vita gli interrogativi e i dubbi su di sé, le trasformazioni del proprio corpo, i conflitti con i genitori, rappresentano dei momenti di passaggio e non costituiscono di per sé una patologia.
Pur tuttavia, i rapidi e consistenti cambiamenti causano una fase di disequilibrio in cui tutto viene rimesso in discussione. Il ragazzo o la ragazza sono spettatori consapevoli delle mutazioni che li riguardano e sono perciò impegnati in un difficile processo di attribuzione di senso a quello che sta loro accadendo.

L’adolescente è affamato di verità. Cosa mi sta succedendo? Chi diventerò? Come mi accoglierà la società? Cosa si aspettano gli altri da me? Come posso essere me stesso e allo stesso tempo non deludere i miei genitori? Chi e come potrà amarmi oltre a loro? Sono solo un piccolo esempio dei dubbi e delle incertezze che li assillano in questa fase di grandi ed importanti, ma allo stesso tempo estremamente difficili, trasformazioni.

Ciò che accomuna principalmente i sintomi del terremoto adolescenziale è l’estremizzazione dei conflitti, che può manifestarsi attraverso una modalità attiva o passiva:

  • agito attivo: ribellione fisica e/o verbale anche violenta
  • agito passivo: l’isolamento e/o il silenzio, che portano comunque con sé forti sentimenti  
      di aggressività nei confronti del mondo.

La tendenza ad esprimere con il corpo e con l’azione (o l’azione “repressa”) contenuti non esprimibili in altro modo, è una caratteristica specifica dell’adolescenza, conseguenza della difficoltà di manifestare i propri bisogni tramite pensieri e parole. Il linguaggio del comportamento può essere liberatorio quando ci si trova in uno stato di insostenibile tensione emotiva. Anche se talora questi comportamenti possono assumere caratteristiche preoccupanti bisogna tener conto che in questo periodo della vita la personalità non ha ancora una strutturazione stabile, per cui queste manifestazioni possono risolversi spontaneamente nel corso dello sviluppo. Altre volte invece potremmo trovarci di fronte a forme iniziali di patologia o di difese che potranno successivamente assumere forme conclamate.

I temi evolutivi sui quali si svolge la crescita degli adolescenti e sui quali si possono eventualmente, in questa fase della vita, strutturare i sintomi disfunzionali, riguardano generalmente:

1) l’accettazione del proprio corpo in mutazione: l’immagine corporea viene messa
  in crisi dai cambiamenti della pubertà e necessità perciò di essere ristrutturata ed
  assimilata come facente parte di una nuova identità. Il corpo, diventato estraneo,
  viene utilizzato come uno spazio di sperimentazione, o in casi più estremi come un
  campo di battaglia, sul quale mettere in scena eventuali conflitti (disturbi alimentari,
  abuso di sostanze, gravidanze precoci, etc.)

2) l’acquisizione di un’identità personale unica e definita, che permetta all’adolescente
  di percepirsi con una precisa definizione di sé stesso in termini di personalità, valori,
  credenze, preferenze e motivazioni. Uno dei passaggi essenziali per la risoluzione di
  questo processo è la (più o meno) sofferta acquisizione di autonomia rispetto alle figure
  genitoriali. Questo porta il ragazzo ad un difficile riconoscimento di sé stesso   
  nell’ambiente familiare e ad una necessaria ristrutturazione della propria immagine in
  questo contesto. Viene quindi vissuto il lutto rispetto alla perdita della propria identità
  infantile.

3) il consolidamento di un’identità sessuale e di genere, ovvero la convinzione stabile
  di appartenere all’uno o all’altro sesso e di identificarvisi. Le trasformazioni del corpo e la
  maturazione degli organi genitali innescano il bisogno di intensificare i comportamenti
  che caratterizzano il genere sessuale nel quale l’adolescente si identifica. Parte di
  questo processo è il compito di integrare la nuova sessualità con l’affettività in un insieme
  armonioso.
 
4) le relazioni con i coetanei e lo sviluppo di una identità sociale. All’interno dei
  raggruppamenti giovanili si costruisce gran parte dell’identità adolescenziale. Il rapporto
  con i coetanei ha il ruolo di rendere pensabile il travaglio della crescita attraverso la
  condivisione e il senso di appartenenza. Quando queste relazioni risultano compromesse
  si possono verificare difficoltà che necessitano di essere attentamente valutate.
 
5) la formazione di sistemi motivazionali, valori e progettualità futura più
   strutturati tramite:
  a)interiorizzazione di norme e valori stabili e coerenti con la propria identità
  b)mediazione fra bisogni interni ed esigenze sociali
  c) sviluppo di aspirazioni ed una personale visione del mondo al quale non adeguarsi 
    passivamente.
 

Talvolta il disagio sperimentato può sfociare in varie forme di comportamento disfunzionale, quali:

 Problematiche relazionali e conflitti familiari. Per l’adolescente, in genere, è difficile ridefinire e trovare una stabilità nei suoi rapporti con i genitori e i fratelli. In alcuni casi, può sentirsi bloccato nel maturare la sua autonomia e, di conseguenza, può adottare comportamenti di forte ribellione o, al contrario, chiudersi in un suo mondo, interrompendo i contatti con i familiari.

Disturbi dell’alimentazione. I ragazzi esprimono il loro disagio adottando comportamenti di eccessivo controllo sul cibo e sul loro peso, preoccupati della loro immagine sociale e dei risultati delle loro prestazioni. 

Difficoltà nella sfera sessuale. L’adolescente può risultare fortemente inibito rispetto alle trasformazioni del suo corpo e delle sue relazioni affettive e sessuali o, al contrario, adottare comportamenti molto disinibiti e rischiosi, che indicano un disagio nel gestire le sue relazioni interpersonali.

Dispersione scolastica. Per il ragazzo o la ragazza può essere oltremodo faticoso affrontare le richieste scolastiche: forte ansia per i risultati, o difficoltà di adeguata concentrazione nello studio. Ciò può condurre a un deciso rigetto rispetto all’apprendimento o, al contrario, al convogliare su di esso tutte le energie e il tempo. Le ragioni sottostanti possono essere legate a disturbi specifici dell’apprendimento, non prima diagnosticati, o a difficoltà affettivo-relazionali. Per tale motivo è necessario una adeguata valutazione, in modo da distinguere il fattore cognitivo da quello affettivo che possono essere sottesi al disagio. 

Comportamenti antisociali, abuso di sostanze, condotte auto-lesive. Gli adolescenti possono adottare condotte rischiose per loro stessi e per gli altri come modo di esprimere e risolvere un disagio interiore che non riescono a gestire diversamente. In questi casi è importante fornire un aiuto che dia un senso più chiaro e generale al loro malessere e nuove modalità per rispondere alle difficoltà che incontrano.

Disturbi dell’umore e d’ansia. Alcuni adolescenti manifestano forti alterazioni nel tono dell’umore, passando da momenti di tristezza e ritiro a momenti di grande irrequietezza e idealizzazione. Possono, inoltre, vivere in modo molto preoccupato e ansioso le loro attività quotidiane, come ad esempio la scuola, e sentirsi molto insicuri e incapaci di affrontare le difficoltà.

Come abbiamo visto differenti e variegate sono le tematiche tipiche del periodo adolescenziale, tuttavia molte di queste potrebbero essere inserite sotto un unico cappello: le difficoltà relazionali in adolescenza e, in particolare, le relazioni conflittuali. Durante questa fase di crescita, infatti, scaturiscono nuove emozioni in modo prepotente e improvviso, che risultano non ancora facilmente mentalizzabili.

Le modalità ambivalenti tipiche in adolescenza, che oscillano tra una necessità di punti di riferimento (un porto sicuro dal quale partire e nel quale tornare all’occorrenza) e il bisogno di autonomia-indipendenza-affermazione del sé, portano poi ragazzi e ragazze a gestire in modo confuso e complesso le loro relazioni. Allo stesso tempo in cui ricercano, spesso inconsapevolmente, approvazione, amore, legame e regole, agiscono comportamenti di distanziamento, opposizione, ribellione, isolamento mettendo a dura prova i rapporti e generando conflitti relazionali in famiglia, nelle amicizie, a scuola o negli altri ambienti frequentati.

A complicare ancor di più questo quadro vi è l’abuso da parte dei giovanissimi dei social network. Ci troviamo di fronte a giovani che desiderano aumentare il numero di conoscenti, di “amicizie” , creando rapidamente una notevole, ma spesso apparente, vicinanza; ciò ha significative ripercussioni nell’affinamento delle abilità sociali e relazionali, complicando non poco i rapporti umani “faccia a faccia”, in cui il tempo condiviso, l’intimità profonda, la confidenza sincera, il contatto emotivo e l’empatia non vengono vissuti, rischiando di diventare incapaci di stare in un’autentica relazione soddisfacente e protettiva.

In un periodo delicatissimo per quanto riguarda la strutturazione del proprio sé, la percezione del proprio corpo in  mutamento e la formazione dell’autostima, i social rappresentano una spudorata vetrina in cui venire giudicati. In cui emerge l’imperativo sociale di apparire prima ancora che essere, a qualunque costo.

La popolarità a tutti i costi può rappresentare un grave rischio, basti pensare al fenomeno delle challenge. Sempre più spesso la cronaca ci informa della pervasiva condivisione di selfie e di prove estreme e pericolose che hanno come protagonisti dei ragazzi. Tra queste: l’eyeballing (bere alcool dagli occhi), il tide pods challenge (ingerire pastiglie di detersivo), knockout (picchiare un passante senza motivo) e il balconing (buttarsi da un balcone dentro una piscina). Sono sempre di più ogni anno in Italia le vittime del “killfie” ossia di selfie fatti in luoghi pericolosi come rotaie, grattacieli e strapiombi.

L’adolescente appare un individuo comunque teso alla relazione, al confronto con gli altri. I ragazzi in questo periodo infatti cercano l’autonomia dal nucleo famigliare e cercano un maggior integrazione nel gruppo dei pari. Vogliono essere accettati, amati ed ammirati. Sentono il bisogno di far parte di qualcosa di nuovo, che li identifichi, che dia loro delle risposte su loro stessi al di fuori della famiglia d’origine. Il gruppo dei pari appare quindi una grande risorsa ma può essere fonte di grande stress. Le attese e le richieste dei coetanei possono generare gravi tensioni nell’animo dei più giovani specie se già fragili. Il bullismo e il cyberbullismo fanno vittime anche tra i preadolescenti, le angherie dei coetanei possono turbare profondamente e lasciare ferite profonde.

Pur di far parte del gruppo si è disposti a tutto, tanto che uno studio elaborato dal telefono azzurro annovera questo desiderio di appartenenza tra le principali motivazioni all’approccio all’alcool e alle sostanze stupefacenti.

Secondo l’OMS, l’abuso di alcol e di sostanze è tra i primi cinque fattori di rischio per la salute dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni in America e in Europa. Nello specifico in Italia si è registrato una diminuzione dell’età in cui si accede a droghe e super alcolici. Si stima infatti che il 17% di tutte le intossicazioni alcoliche che giungono al pronto soccorso riguardino ragazze e ragazzi al di sotto dei 14 anni.

 Gli adolescenti risulterebbero particolarmente vulnerabili nello sviluppare forme di dipendenza: questo accade perchè alcune regioni cerebrali, nello specifico quelle coinvolte nel controllo del comportamento, maturano più lentamente delle aree cerebrali implicate nella messa in atto di comportamenti basati su una ricompensa, come quelli legati all’uso di sostanze. La relativa immaturità, negli adolescenti, di regioni cerebrali come la corteccia prefrontale, implicata in processi emozionali e motivazionali come ad esempio il desiderio incontrollabile di sostanze o di cibo, rende proprio per questo gli adolescenti biologicamente più vulnerabili per quanto riguarda comportamenti di dipendenza.

In alcuni contesti culturali il desiderio di accettazione da parte del gruppo dei pari può portare anche ad altri comportamenti devianti legati però alla violenza. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza il 6,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni dichiara di essere parte di una baby gang. Questi ragazzini arrivano ad episodi di grande violenza immotivata e recentemente risulta in crescita anche l’utilizzo da parte di essi di armi come coltelli e manganelli. Nel 2018, infatti, l’8% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha usato un’arma.

Oltre allo stress causato dalle attese e dalle richieste del gruppo dei pari, notevoli turbamenti provengono anche dalle modifiche corporee cui gli adolescenti sono soggetti. Il corpo, con i suoi limiti e con le sue certezze, è cambiato, si tratta di accettare la propria identità di genere e la propria sessualità , abitando il proprio corpo in modo nuovo e inedito. Il sottrarsi all’inesorabile cambiamento può comportare destrutturazioni pericolose. Se il corpo diventa estraneo e minaccioso, (cioè non viene mentalizzato) talvolta percepito come responsabile di un’insopportabile inadeguatezza, assistiamo ad una serie di rischi: dal vedere l’adolescente intrappolato in un’alternativa virtuale che consente un’illusoria negazione della sofferenza, a comportamenti sfidanti come l’iniziazione sessuale troppo precoce, fino a disturbi dell’alimentazione e al comportamento autodistruttivo estremizzato nelle fantasie suicidarie.

La mia intenzione non è comunque quella di terrorizzare i genitori di figli adolescenti o essere catastrofista circa questo particolare periodo di vita. Come detto le difficoltà di questa fase e i disequilibri che la rappresentano sono perfettamente naturali e rappresentano una sfida irrinunciabile nella strutturazione della propria identità. Il mio scopo verteva più che altro sull’evidenziare come una maggior attenzione alle specificità dell’adolescenza e al sostengo da parte dell’adulto nello sviluppo emotivo del ragazzo possano permettergli di viverla con maggior serenità possedere gli anticorpi necessari a scongiurare il più possibile condotte disfunzionali.

Vi lascio alcuni link ad articoli che potrebbero interessarvi sull’argomento e vi mando un grande abbraccio,

a presto persone a 360 gradi!

Barbara

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