Un sordo in classe

L’accoglienza

In primo luogo è importante creare l’ambiente adatto in termini affettivi. Bisogna pensare ad un percorso di inclusione del ragazzo sordo nella classe, favorendo l’accoglienza, la comprensione e l’empatia nei compagni. Si può optare per uno dei tanti progetti sull’intelligenza affettiva, insegnando così a mettersi in ascolto e a comunicare in modo consapevole.
Si tratterebbe di un percorso di crescita per tutta la classe oltre che uno step necessario all’inclusione di un ragazzo non udente.

La lezione

Sicuramente va ripensata anche la lezione perché sia
fruibile per tutti, udenti e non. Il metodo migliore secondo me è usare più
canali senza limitarsi alla tradizionale lezione frontale e verbale.

Può risultare molto utile lasciare al bambino uno schema (se
piccolo anche per immagini) dell’andamento degli argomenti della lezione.

Usiamo presentazioni ben commentate, immagini, mappe ed
infine parliamo chiaramente (non serve urlare) e non troppo velocemente. Le
frasi devono essere semplici, il lessico ben attenzionato.

L’insegnante di sostegno e l’educatore potranno agevolare
ulteriormente la comprensione là dove vi siano comunque delle difficoltà ma è importante
che il bambino sordo e la spiegazione non diventino loro esclusiva responsabilità.

Coinvolgiamo il ragazzo sempre, al fine di includere veramente
il ragazzo sordo nella classe è importante che egli partecipi attivamente al
pari dei suoi compagni.

La fase di verifica

È possibile verificare gli apprendimenti attraverso verifiche scritte, specie se strutturate o semi-strutturate. Anche in questo caso facciamo molta attenzione al vocabolario e alla costruzione delle frasi negli items.

La famiglia e la Lis

Importantissimo, in particolar modo in questi casi, il
rapporto con la famiglia. Cercate di capire se il bambino sta imparando la LIS,
se i suoi genitori preferiscono il metodo oralista e in che modo la sua
condizione sia stata accolta dalla famiglia.

Se la famiglia è d’accordo sarebbe bene introdurre la LIS
anche a scuola. Mostrare un impegno nel comprendere ed imparare la sua lingua
può aiutarlo a impegnare le sue energie a ricambiare lo sforzo ed a mettere in
campo tutte le proprie risorse nella comunicazione con i pari e con gli
insegnanti.

Come imparare la Lis

Per imparare la Lis potete decidere di seguire dei corsi. Io ho seguito il corso LisTube ma ne esistono moltissimi. Verificate semplicemente si tratti di un corso serio e certificato. Un buon indizio in tal senso è che presenti la Lis come Lingua Italiana dei Segni e non come Linguaggio. La Lis infatti ha un vocabolario e ha delle regole grammaticali specifiche al pari di tutte le altre lingue, anche quelle verbali.

Se volete imparare qualche vocabolo per iniziare a
comunicare con il vostro alunno sordo vi consiglio anche il canale AngelaLIS su
Youtube e la piattaforma (disponibile anche come APP “Spread the sign”).

Gli spazi

Verifichiamo che l’aula sia ben illuminata ed il viso del
docente sia ben visibile dal banco del bambino non udente. Fondamentale la
presenza di un PC e di una LIM ben funzionante.

Diverse modalità di comunicazione

Quando valutiamo o osserviamo alcuni comportamenti del
ragazzo sordo teniamo in considerazione da un lato che ha le stesse necessità
dei suoi coetanei e dell’altro che, appunto per via della sua condizione, potrebbe
avere delle modalità che in un primo momento non riusciamo a capire ma che si
dimostrano per lui funzionali alla comunicazione o per reagire ad un a situazione
specifica.

Facciamo un esempio. Se io, udente, dovessi tirare una gomma
addosso ad un compagno per attirare la sua attenzione sarebbe mal visto.
Attenzione però a riprendere un ragazzo sordo che lo fa! Specie se nato in una
famiglia sorda quello è il metodo più comune per attirare l’attenzione. Provate
a pensarci. Non potete chiamare per nome un sordo ed aspettare che si giri, se
foste vicini lo tocchereste, ma da lontano? Per i sordi è perfettamente
naturale lanciare piccoli oggetti per richiamare l’attenzione dell’interlocutore.

O ancora, è ovvio che un bimbo sordo si spaventi più
facilmente di un udente. Questo perché magari gli è mancata l’anticipazione
uditiva dell’avvenimento. Quindi, senza esagerare e finire col trattarlo con i
guanti di velluto, ma cerchiamo di tenerne conto.

Infine, tendenzialmente si preferisce il termine “sordo”.
Può apparire indelicato ma tanti nella comunità sorda non apprezzano termini come
“non udente”, “ipoudente”, ecc.

Queste sono solo le basi dell’inclusione di un ragazzo sordo in una classe e in quel tessuto di relazioni e apprendimenti che ne deriva. Si tratta proprio di alcuni, pochi elementi basici, che è necessario a mio parere considerare nel momento in cui ci si trova ad accogliere un alunno che non sente nella nostra classe.

Fatemi sapere se avreste piacere ad approfondire questo argomento oppure a parlare della sordità sotto luci diverse ed in diversi contesti.

Se vi interessa l’argomento non perdetevi l’intervista a Fabrizio Savarese di mercoledì 17 giugno, sopratutto se siete anche appassionati di cinema!

Intanto vi mando un grande abbraccio,

Barbara.

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