Analfabetismo funzionale: un fenomeno in drammatico aumento. Cos’è? E come contrastarlo?

In una indagine Piaac- Ocse del 2019 l’Italia risulta il paese con il maggior numero di analfabeti funzionali in Europa, seconda solo alla Turchia. Distribuiti in tutte le fasce d’età (non parliamo quindi di anziani) sono presente in egual numero al nord e al sud del bel paese e raggiungono il 28% della popolazione complessiva.

Ma che cos’è l’analfabetismo funzionale?

L’Unesco definisce l’analfabetismo funzionale come «la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità».

Si tratta quindi di persone alfabetizzate a livello scolastico: hanno imparato a leggere e far di conto; ma non sono stati in grado di trasferire le competenze che hanno appreso nella vita di tutti i giorni e ciò incide pesantemente su di essa.

Un analfabeta funzionale fatica, per esempio a calcolare lo sconto applicato su un prodotto, non conosce regole grammaticali basilari, fatica nella comprensione di un testo e nell’utilizzo degli strumenti informatici. Inoltre egli ha una conoscenza superficiale di eventi storici, politici, scientifici, sociali ed economici. Ciò mina necessariamente la sua capacità di agire nel tessuto sociale in cui vive e la sua possibilità di divenire un cittadino attivo della comunità.

Si tratta di una condizione molto seria che inficia numerosi aspetti della vita di un individuo ed un fenomeno che potrebbe essere destinato ad ampliarsi se non si corre ai ripari.

Le aggravanti

Attualmente 1/3 degli italiani si informa esclusivamente su Facebook,  la maggioranza si documenta solo attraverso testate partitiche o che confermino le proprie idee politiche, e a ciò si aggiunge il 27,6% dei ragazzi che sopra i 14 anni si disinteressano alla politica e non sono a conoscenza neppure dei principali avvenimenti nel settore.

Ciò crea un folto gruppo di individui facilmente manipolabili poiché privi dei mezzi che permetterebbero loro l’utilizzo del pensiero critico e della capacità di agire: un colpo basso per la democrazia del nostro paese.

Le possibili soluzioni

Scuola e famiglia possono sicuramente fare molto in tal senso. La prima nel coltivare nei ragazzi l’amore per la conoscenza. Spogliamoci definitivamente della lezione frontale e coinvolgiamo gli alunni nella lezione, nel loro stesso processo d’apprendimento; chiediamo loro approfondimenti, opinioni, di commentare avvenimenti quotidiani, di attualità, di informarsi a riguardo e gestiamo un dialogo sereno nella classe in cui ciascuno porta il proprio contributo ed il proprio pensiero senza venire giudicato o sminuito.

Nella nostra società è molto comune il processo della “spirale del silenzio” per cui un individuo tende a tacitare la propria opinione se crede di essere in minoranza e si adegua al pensiero altrui per non essere isolato (specie negli adolescenti): la scuola deve fornire gli strumenti perché un individuo sappia informarsi in modo oggettivo, formare una propria originale opinione sulla base di tali informazioni e saperla comunicare in modo costruttivo. Gli stessi media non sono di per sé un male, se si educa al loro corretto utilizzo. Anzi, possono essere un grande alleato per il long life learning: cioè la vita come apprendimento e crescita continui.

La famiglia dovrebbe stimolare alla lettura anche attraverso l’esempio diretto e accogliere le opinioni, i pensieri ed i sogni dei più giovani senza ridicolizzarli. Si può cominciare a scegliere una gita ad un museo o una pinacoteca piuttosto che l’ennesimo pomeriggio di shopping, una passeggiata attraverso il centro della propria città per conoscerne le ricchezze architettoniche e storiche. Si potrebbe guardare un telegiornale o leggere un articolo e poi commentarlo insieme, o ancora scegliere un libro per ognuno nei membri della propria famiglia a seconda anche dei rispettivi interessi e poi confrontarsi sul contenuto.

Ho letto infatti di bellissime iniziative in cui i membri della famiglia scelgono un testo a rotazione, tutti lo leggono e poi se ne parla insieme apertamente. Ciò aiuterebbe sia nello sviluppo del pensiero critico sia nell’acquisizione di quelle competenze che consentono un confronto maturo e non conflittuale.
I maggiori Talk show ed i confronti televisivi ci abituano ad adulti urlanti, derisori nei confronti delle opinioni altrui e incapaci spesso di attendere il proprio turno di parola; sarebbe bello se almeno in famiglia si potesse dare l’esempio opposto.

Infine credo nel potere di un individuo di agire il cambiamento per se stesso e per la propria vita. Se ci si rende conto di non raccogliere informazioni in modo adeguato, perché magari tra lavoro e famiglia il tempo è poco e prevale l’abitudine, ci si può sforzare un po’ di più in tal senso; se si nota di avere delle mancanze nella conoscenza della politica del proprio paese o di un avvenimento di attualità si può acquistare un testo o fare una ricerca in merito; se la scuola non è stata in grado di darci alcune conoscenze o competenze si può decidere di frequentare un corso per ampliarle e ottenerle… insomma, se si vuole cambiare si può farlo e cos’è la vita se non un processo di crescita continuo? Se smettiamo di imparare e di aspirare ad una versione migliore di noi stessi cosa resta?

Come sempre vi chiedo di farmi sapere cosa ne pensate nei commenti, sarò più che lieta di rispondervi.

Un grande abbraccio,

Barbara.

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