Haiku della cura

Prendersi cura di qualcosa, qualcuno o di se stessi.

Questo è l’argomento attorno al quale orbiteranno i nostri articoli per tutta la settimana.

Che si tratti di alimentazione, dell’essere genitori o del rispettare il proprio corpo, poco importa.
Essere amorevoli ed accuditivi è certamente la chiave per il successo.

L’haiku di oggi parla più che altro dei risultati che quest’atteggiamento può portare.

Gli effetti delle nostre azioni e scelte non sono sempre visibili a breve termine, occorre aspettare, pazientare e gustare l’attesa. Sia nel bene che nel male, la maggior parte di quello che facciamo e diciamo ha radici profonde, che scavano e affondano in profondità.

Ecco quindi che parole taglienti come lame dette ad esempio da un genitore, ci portano a comportarci in un determinato modo da adulti con tutte le conseguenze del caso.
Trattare senza riguardo il nostro corpo, trascurandolo o alimentandolo male, porta ad un progressivo logoramento.
Allo stesso tempo però parole amorevoli magari ricevute da un amico, un nonno, un’insegnante potranno alimentare la fiducia in noi stessi, la perseveranza, la fermezza.

Siamo quello che mangiamo, si dice, giusto?
Ecco, io credo che le parole siano nutrimento per la nostra mente ed il nostro cuore e che il peso delle stesse sia troppo spesso trascurato.

Ecco quindi che nasce l’esigenza di rivolgersi a se stessi con compassione ed amorevolezza.

Non è affatto facile!
Non ci credete?
Ecco un esempio semplicissimo. Quante volte non riuscendo a fare qualcosa vi siete dati degli idioti o incapaci nell’ultimo mese?
Quante volte invece vi siete detti che non era un problema aver sbagliato e sarebbe bastato ritentare dandovi quindi una virtuale pacca sulla spalla?

Moltissimi di noi (me compresa) hanno delle aspettative che se tradite ci portano a questi atteggiamenti poco utili e che, giorno dopo giorno, sgretolano l’autostima.

Da dove arriva questo atteggiamento?

Le risposte sono numerose, ma vi basti sapere che sono proprio le parole che riceviamo dagli altri nei nostri primi anni di vita a formare il linguaggio che rivolgeremo un giorno a noi stessi.

Se cresciamo sentendoci dire che siamo poco svegli, stupidi o impacciati quante probabilità ci sono secondo voi che una volta adulti avremo questa immagine di noi stessi? Anche solo a livello inconscio sviluppando tutta una serie di traumi o limitazioni?

Lascio che troviate la risposta in voi stessi!

Eccovi l’haiku.

Alla prossima, vostra T.

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