Orizzonti moderni: quando sia genitori che scuola vanno in crisi

L’educazione è il nostro passaporto per il futuro, poiché il domani appartiene a coloro che oggi si preparano ad affrontarlo.

Malcom X

“Negli ultimi anni si è assistito a due fenomeni sociali tanto imponenti quanto incredibilmente trascurati dai media: il fenomeno della graduale defamiliarizzazione e quello, più perentorio, della descolarizzazione”

Ulisse Mariani, Rosanna Schiralli, Intelligenza emotiva a scuola, 2019

I due principali sistemi educativi sono quindi entrati in crisi. Molti adulti che hanno sofferto da bambini uno stile genitoriale autoritario faticano a stabilire e far rispettare delle regole ai più piccoli. Si sentono quasi in colpa a dire di no e a mettere dei “paletti”, dei limiti. Confondono però il concetto di autoritarismo con quello di autorevolezza. A tal proposito vi allego un articolo che ho scritto tempo fa circa l’importanza delle regole nell’educazione delle nuove generazioni.

Da un lato quindi la famiglia si è spogliata della sua funzione educativa, vi è una ridotta capacità da parte dei genitori di accogliere, capire e contenere i disagi e le conflittualità fisiologiche dei figli ed è venuta meno una delle funzioni primarie della famiglia, quella di consentire ai giovani di prendere atto dell’esistenza di limiti e regole. Ai figli si preclude ogni genere di frustrazione ed ogni possibile urto ambientale creando individui privi di autonomia e autostima.

Dall’altro vi è stata una crisi strutturale ed istituzionale della scuola, cui viene delegata la funzione educativa di giovani insofferenti alle regole, all’impegno e alla fatica. Ragazzi abituati dal mercato all’”usa e getta” e al “tutto subito” e il cui desiderio, creatività e persino la voglia di costruire relazioni si attivano solo in funzione di un soddisfacimento immediato. Le regole e l’impegno richiesto a scuola paiono eccessivi ai ragazzi e il senso di inadeguatezza finisce con l’essere talmente lacerante da condurre alcuni di essi verso la dispersione scolastica.

“Ecco dunque il proliferare dell’iperattività, della sfrontatezza, di condotte aggressive, di rifiuto a qualsiasi impegno, di bassi livelli di apprendimento, dell’incapacità di affrontare un insuccesso; ecco dunque il dilagare dell’incapacità di mettere in atto condotte cooperative per raggiungere obiettivi comuni, di realizzare un positivo senso di appartenenza alla scuola, di costruire legami forti e nutrienti. […] Senza strumenti per far fronte agli impegni che la vita e la scuola impongono e propongono, bambini e ragazzi stanno sviluppando un analfabetismo emotivo così profondo da creare inedite condotte disadattate e persino patologiche.”

Ulisse Mariani, Rosanna Schiralli, Intelligenza emotiva a scuola, 2019

Inoltre non solo scuola e famiglia sono entrate in crisi ma anche il rapporto tra le due si è incrinato. In molti casi la continuità educativa tra scuola e famiglia è infatti venuta a mancare, il così detto “patto educativo” spesso viene meno e ciò rende ancora più fragili i nostri giovani. Senza continuità si fa fatica a comprendere l’esistenza di regole univoche cui attenersi, l’importanza del rispetto verso le figure educative e si rischia di inficiare il sano e sereno sviluppo di bambini e ragazzi. E’ improbabile perciò che senza collaborazione, sostegno ed un patto educativo condiviso tra le due agenzie educative principali nella vita di un individuo si riesca a realizzare un intervento significativo.

Bisogna imparare a incontrarsi e a fare squadra, assicurare strategie comuni per far fronte a condotte disfunzionali (bullismo e vandalismo per esempio) e per galvanizzare e sostenere comportamenti virtuosi.

Da un lato la scuola deve porsi in modo non giudicante e restare aperta al dialogo, dall’altra i genitori dovrebbero riscoprire l’importanza e la professionalità dell’insegnante e cercare di collaborare con esso in vista del benessere dei propri figli.

C’è quindi molto da fare ma è per noi un imperativo morale renderci conto della situazione e tentare di porvi rimedio. L’essere umano non è un essere perfetto, ma siamo certamente perfettibili e credo dovremmo fare uno sforzo in più per i nostri giovani, per il loro (ed il nostro) futuro.

Credo che da un lato la scuola e le istituzioni in generale dovrebbero permettere ai genitori di riappropriarsi del proprio ruolo educativo concedendo più diritti alle famiglie ed organizzando laboratori e seminari in cui essi possano riscoprirsi e reinventarsi. Come insegnanti ed educatori dovremmo prevedere nei nostri programmi educativi lo sviluppo integrale dell’individuo e non solo l’acquisizione di contenuti e obiettivi specifici della materia. Dovremmo, per quanto a volte sia complesso, cercare per primi la relazione e la collaborazione con la famiglia; mantenendoci comprensivi e cercando di comprendere le diversi dinamiche famigliari e culturali.

Dall’altro la famiglia dovrebbe riprendere in mano il proprio ruolo e comprenderne l’assoluta importanza. I genitori devono riscoprirsi in quanto figure educative autorevoli ed equilibrate. Tentare di non scadere nel lassismo ma nemmeno nell’autoritarismo, cercando, almeno in famiglia, di proporre regole sempre uguali e stabili (tra i genitori stessi e tra essi ed i nonni ad esempio).

Mi rendo conto di aver fatto un discorso generico e ci tengo a puntualizzare che non si tratta in nessun caso di una accusa alla scuola, tantomeno ai genitori. Semplicemente si tratta di una situazione verificata da diversi studi a partire dagli anni 80 ad oggi e credo che si possa agire per migliorarsi. Credo che la scuola italiana possa diventare un’eccellenza in Europa e credo anche che basti sensibilizzare maggiormente le famiglie e consentire ai genitori di passare tempo di qualità con i propri figli per avere anche forti ripercussioni positive in ambito sociale.

Credo che l’Italia possa capire l’importanza di investire sul benessere dei giovani e possa lavorare insieme per l’educazione delle nuove generazioni. Anche perché

“L’educazione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo.”

Nelson Mandela

Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate e secondo voi quali interventi si potrebbero fare per cercare di porre rimedio a questa situazione così complessa.

Nel frattempo vi mando un grande abbraccio,

Barbara

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