Poesia d’impermanenza nei giorni della rinascita

In questi giorni si festeggia nonostante tutto con gioia, come se questo momento complesso svanisse per un’istante. Ci si riunisce attorno ad un tavolo, si mangiano piatti tipici e si aprono le uova di pasqua.
Ricordo con nostalgia il momento tanto atteso, la sorpresa dentro l’uovo spesso era deludente ma restava il retrogusto dolce e un po’ chimico del cioccolato a consolarmi.

Quella delusione, il dolore di questi giorni, le difficoltà, la tristezza come anche la felicità prima o poi svaniranno, sono impermanenti, come molte cose a questo mondo.
Spesso però ce ne dimentichiamo, creiamo un’aspettativa di continua felicità, soddisfazione o sofferenza che però, non può esistere.
Se preferite una citazione meno new age in un film si diceva, non può piovere per sempre.
Ecco, è vero.

Oggi vorrei portare alla vostra attenzione una poesia.

“Questo mondo
è transitorio;
come la coda
di un fagiano,
si estende sempre.

Nel rivedere gli eventi
lungo secoli innumerevoli,
li vediamo dividersi
in tante direzioni
e non troviamo
le nostre origini.

Stando in piedi,
non sappiamo
dove andare;
stando seduti,
non riusciamo
a riposare.

Come un panno
che viene tagliato,
la nostra mente
è sempre in agitazione.

Come nuvole
mosse dal vento,
non sappiamo
dove andare,
cosa dire,
cosa fare.

Come anitre
in alto mare;
come uccelli
sulle acque,
sospiriamo
profondamente,
senza sapere
chi invocare.

Come la nave,
tirate le gomene,
si spinge al largo,
sull’oceano;

Come le erbe
sotto i cespugli
vengono tagliate
dalla falce temperata,
se ci liberiamo
dalle cinque ombre,
vedendole come sono,
pacifichiamo
il nostro cuore,
viviamo sereni
fino alla morte.

Salviamo tutti gli esseri.
Non comprendiamo
che il nostro corpo
è effimero,
che siamo già salvati
prima di nascere.

Nel paese di Tsu,
nella terra di Naniwa
facciano come credono;
voi tutti
andate avanti
fino alla meta.

Come sempre ognuno tirerà le proprie somme e leggerà ciò che più gli piace tra queste righe.
Ecco cosa ho compreso io.
Il mondo continua il suo cammino inesorabile e gli eventi si susseguono nel tempo. Più tutto scorre, più la nostra storia di discioglie rendendo impercettibile i suoi accadimenti e gli insegnamenti, in un baleno abbiamo dimenticato chi siamo. La mancata stabilità ci rende cose, animali, acque irrequiete che hanno perso la capacità di vivere da sé e dialogare. Deambuliamo per inerzia nel flusso della vita e c’è chi s’incaglia e chi continua in qualche modo a trovare una strada. Ognuno di noi rincorre qualcosa che non esiste tanto quanto non esistiamo noi. Siamo oltre il corpo e l’etichetta, la razza, i limiti. Dovremmo avere l’amor proprio di guardare oltre noi, oltre gli altri, agire con il nostro sentire e vivere nella serenità.
Lontano da tutte quelle paure che ci fanno comodo perché la libertà ci spaventa.

Voi cosa vedete tra le righe?

Sarei davvero curiosa di saperlo.

Alla prossima, vostra T.

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