I meccanismi dell’attenzione

Immaginiamo di trovarci in una stanza affollata, con tante persone che parlano e ridono durante una festa. Siamo con un amico e stiamo ascoltando il suo discorso. La capacità di sentire perfettamente la sua voce, nonostante il rumore di fondo, si chiama attenzione e consiste nella selezione degli stimoli all’interno di un contesto. Per noi è molto importante comprendere il discorso del nostro amico: dal momento che il cervello non ha abbastanza energie per elaborare tutte le informazioni provenienti contemporaneamente dai sensi, deve operare una selezione e concentrarsi solo su poche di esse. Questo non significa che siamo in grado di sentire solo la voce del nostro amico mentre tutto il resto scompare, piuttosto è come se amplificassimo solo ciò che ci interessa in un preciso momento, riducendo i volumi del rumore e quindi filtrando solo ciò a cui vogliamo prestare attenzione. Se tuttavia si presentassero eventi salienti come la pronuncia del proprio nome o un forte suono in una zona diversa da quella selezionata, la nostra attenzione sarà catturata da essi. Questo fenomeno prende il nome di EFFETTO COCKTAIL PARTY.

L’attenzione è un meccanismo molto importante che ci permette di svolgere in modo efficiente le attività di lavoro e studio. È in grado di aumentare la capacità di discriminazione dell’elemento selezionato e, spostandola nello spazio, ci permette di analizzare in modo accurato il mondo circostante.

Questo meccanismo attentivo può essere controllato in due modalità: esogeno (automatico) o endogeno (volontario)

L’attenzione esogena è un meccanismo veloce e inarrestabile, è dovuta all’intervento di uno stimolo saliente esterno che ci porta a spostare lo sguardo nel punto in cui è comparso per poter elaborare l’informazione.

L’attenzione endogena è invece un meccanismo più lento e arrestabile, è il processo che, attraverso informazioni preliminari (conoscenze a priori), ci permette di dirigere volontariamente la nostra selezione.

Un esempio di attenzione esogena può essere rappresentato dal repentino cambio di direzione dello sguardo conseguente ad un inaspettato e forte rumore.

Un esempio di attenzione endogena lo si può sperimentare quando, in una stanza disordinata, spostiamo gli occhi alla ricerca di un particolare oggetto, del quale conosciamo la forma, il colore o la funzione (paradigma di ricerca visiva).

Siamo in realtà in grado di dirigere la nostra attenzione nella regione di spazio interessata anche senza lo spostamento degli occhi, ma il sistema nervoso ha una forte preferenza per il canale visivo: per elaborare in modo più efficiente l’informazione attiva infatti il movimento saccadico.

La saccade è un movimento degli occhi molto preciso che permette lo spostamento della fovea da un oggetto ad un altro. È molto importante per la lettura, la scrittura, la ricerca visiva: se non risulta precisa saremo maggiormente in difficoltà nello svolgimento di questi compiti e di conseguenza anche nei processi di direzione dell’attenzione.

La rieducazione visiva volta al miglioramento dei movimenti saccadici diventa un allenamento anche delle capacità attentive del soggetto. Rendere precisi e coordinati questi movimenti porta ad una migliore elaborazione dello spazio circostante e ad una maggiore comprensione del testo durante la lettura, grazie all’aumento dell’efficacia dei meccanismi attentivi.

Se hai qualche domanda o curiosità relativamente al funzionamento dell’attenzione, non esitare a contattarmi nei commenti o via mail delbono.serena@gmail.com.

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