Soul: la psicologia adatta a tutti

Soul è un film d’animazione prodotto dai Pixar Animation Studios, uscito a Natale del 2020.
Tratta della sfortunata storia di Joe Gardner, insegnante di musica e aspirante musicista jazz, che proprio quando si appresta a realizzare il proprio sogno cade in un tombino e si risveglia nell’aldilà.
La critica e il pubblico lo hanno accolto in modo molto positivo ma, leggendo vari commenti al film ho trovato non rispecchiassero appieno la pellicola e il focus della narrazione.

Molti hanno visto nel film Soul esclusivamente un tentativo di spiegare la vita dopo la morte ai ragazzi, un modo comodo per dare la risposta alle domande “da dove veniamo?” e “dove andiamo?”. Dando una sorta di “versione moderna del mito della cicogna”.
Ma non credo fosse quello il punto. Tant’è che il film non si sviluppa tanto nell’oltre mondo quanto sulla terra. L’aldilà è solo l’antefatto, è nella vita vissuta che si concentra oltre che la maggior parte della pellicola anche tutti gli snodi fondamentali alla trama e il senso stesso del film.

Probabilmente forviati dal titolo – Soul – che in inglese significa anima, ci si è concentrati troppo sul fatto che la storia inizi con la dipartita del protagonista e meno sul fatto che forse questa “anima” cui il titolo rinvia sia anche un concetto più complesso.

Credo infatti che Soul parli dell’animo umano, di quel percorso interno ad ognuno di noi nel quale ci facciamo domande sulla nostra identità, sul senso del nostro vivere e dei nostri progetti. Una prova di ciò sta nei numerosi richiami ad alcuni meccanismi complessi della psicologia che qui sono trattati in modo meraviglioso ed estremamente evocativo. Ricordiamoci infatti che dietro il film Soul vi è Pete Docter, ideatore anche di Inside out che già si era distinto per la capacità di spiegare alcuni aspetti dello sviluppo emotivo e dell’attività cerebrale attraverso immagini immediate e coerenti (ne avevamo parlato in un approfondimento di cui potete trovare il link in fondo all’articolo).

Tra i processi psicologici affrontati nella pellicola vi è in primis l’esigenza di scoprire quale sia il nostro posto nel mondo ed il nostro scopo nella vita. Creare il significato della propria esistenza è un percorso complesso e che ci accompagna per tutta la vita. I risultati di questo processo ci guidano nelle scelte che facciamo e in ciò che decidiamo di diventare.

Spesso la ricerca di uno scopo diventa la ricerca della felicità ed in questo può capitare di perdersi.
Lo stesso protagonista è convinto che lo scopo ed il senso della propria vita stia nel talento musicale e nella sua realizzazione d’artista quando invece risiede nello stesso amore per il vivere le piccole cose, le emozioni che l’esistenza ci dona ed i momenti che passiamo con le persone care.

©Disney Pixar

Un altro aspetto molto importante ad esso collegato è la ricerca febbrile della felicità convinti che si trovi nella realizzazione di un obiettivo. Quando Joe riesce finalmente a suonare come si era prefissato in luogo prestigioso ed accanto ad una icona della musica jazz, finisce col sentirsi vuoto. “E adesso? Cosa succederà?” Era convinto che avrebbe raggiunto la felicità ma non è così. Moltissime persone rispondono a ciò nel modo più semplice: stabilire un nuovo obiettivo! Pensando che sarà diverso e che finalmente porterà loro la pace.
La vita prende così ad essere una corsa verso obiettivi che si susseguono uno dopo l’altro senza essere realmente vissuta.

©Disney Pixar

Ho poi trovato davvero meraviglioso il modo in cui è stato rappresentato il meccanismo del rimuginio.
Per rimuginio si intende in termini tecnici “uno stile di pensiero negativo, analitico, ripetitivo” che finisce con l’assorbire l’intera vita di un individuo e tramutarla in una ossessione continua. Il rimuginio è strettamente legato all’ansia ed è alla base di molti altri disturbi psichiatrici.

Nel film vediamo queste grosse macchie scure dalla forma vagamente umana vagare borbottando parole incomprensibili. Sono anime di persone vive “che si sono perse” e che sono avvolte da strati pesanti e scuri creati dai propri pensieri ossessivi. 

©Disney Pixar

Nella stessa area che sembra essere sospesa tra il mondo mortale e quello spirituale si vedono però volteggiare nell’area anche altre anime circondate da una luce: si vedono persone che suonano, che ballano, che fanno sport, che leggono… chi sono?

Coloro che si trovano nello stato di flusso o Flow. Noi di Persona360° abbiamo cercato di spiegare di cosa si tratti in diversi articoli (vi metto il link ad uno di essi al termine della pagina). Si può definire il flow come un totale coinvolgimento dell’individuo, una sorta di trance positiva in cui ci si dedica anima e corpo ad una attività. Quando però ci si trova a spiegarlo o descriverlo ci si rende conto di quanto sia difficile dare la reale idea di cosa sia e cosa significhi.
L’immagine utilizzata in Soul invece è meravigliosa e geniale. Quando l’ho vista mi sono illuminata “Ecco la definizione perfetta di stato di flusso, l’ho trovata!”.

©Disney Pixar
©Disney Pixar

Come avrete immaginato ho letteralmente amato questo film e mi hanno lasciato un pochino perplessa le recensioni ed i commenti ad esso che mi è capitato di leggere fino ad ora. Erano lusinghieri ma non coglievano a mio avviso il senso reale del film e gli aspetti più innovativi e di rilievo.
Si diceva addirittura che la morte era meglio spiegata ai bambini in altri film della Disney citando la dipartita di Mufasa e di Bambi (sul serio???). Più che la morte in questi film viene presentato il lutto! Durante Soul la morte è solo l’inizio della storia e, come detto, non è il punto nevralgico del film.

Soul parla di vita, quella che ci troviamo a vivere ora, sulla terra e sul viaggio che tutti noi affrontiamo per donarle luce e colori.

Vi mando un grande abbraccio e alla prossima settimana,

Barbara.

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