La psicologia del Flow

Quando si parla di Flow molti credono provenga dal mondo dello yoga o da tutta quella cultura spesso definita come Hippie. In realtà il concetto di Flow proviene dalla psicologia.
Nel 1975 lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi ha individuato un’esperienza particolare, caratterizzata dal totale coinvolgimento dell’individuo nell’attività che sta svolgendo, che i suoi pazienti definivano come un flusso, una corrente d’acqua che li trascinava. Da qui appunto il termine “Flusso”, in inglese “The Flow”.

Durante il Flow l’intera energia, fisica e psichica, dell’individuo fluisce nell’esecuzione del compito, il soggetto è presente nel qui ed ora e nella realizzazione del proprio obiettivo. È così che l’ego sparisce lasciando spazio alla pura concentrazione.
Questa capacità è profondamente connessa all’abilità di lasciar andare, al non abbandonarsi all’ansia o all’attaccamento. Durante il Flow non esiste passato o futuro ma solo il momento presente.

Il Dottor Csikszentmihalyi individua alcuni elementi necessari affinché l’esperienza di flusso si realizzi:

  1. L’individuo deve aver ben chiaro i propri obiettivi
  2. Deve essere focalizzato e completamente concentrato
    sul compito.
  3. Durante l’attività è talmente assorto dall’abbandonare
    il proprio Ego
  4. Si perde consapevolezza circa lo scorrere del tempo
  5. Si ha la percezione di avere tutto perfettamente sotto
    controllo
  6. L’azione si svolge in modo naturale e fluido e l’individuo
    ne ha piena consapevolezza
  7. L’attività svolta è commisurata alle capacità dell’esecutore:
    non è pertanto né troppo complessa né eccessivamente semplice
  8. Il piacere che si prova svolgendo l’attività è fine a
    se stesso

Il concetto
di Flow e la sua applicazione si sono poi diffusi in numerosi ambiti, dallo
sport alla musica sino allo yoga. In ognuno di questi campi per giungere al
flusso si cerca di portare il corpo a muoversi in modo fluido, facendo si che
le varie posizioni da esso assunte si susseguano in modo dinamico, senza
interruzioni, come una danza. Fondamentale è quindi il respiro, che funge da
ponte per la  consapevolezza fisica e mentale
e per il loro incontro. Come in una danza non esiste un esercizio o una asana
isolati ma si ha una sequenza fluida e ininterrotta, ritmica e precisa nell’esecuzione
di ciascun movimento.

In questo
modo la mente si svuota, si rilassa, ritrovando il suo equilibrio, e, insieme,
il corpo rigenera con essa la sua intima connessione e riscopre se stesso. Proprio
per questo motivo l’esperienza di flusso è comune a molte discipline orientali
e a diverse pratiche meditative.

Se trovate l’argomento
interessante vi invito a non perdervi l’articolo di domani scritto da Alice
Delbono (fisioterapista e logopedista) e Valeria Bava (esperta di medicina
orientale) poiché approfondiranno proprio il concetto di Flow all’interno dell’allenamento
e dello sport.

Inoltre se
intendete approfondire ulteriormente o potrebbe interessarvi un argomento circa
lo Yoga Flow fatemelo sapere nei commenti e sarò più che felice di scrivere un
articolo a riguardo.

Nel frattempo
vi saluto, vi mando un grande abbraccio e vi lascio con il video di “Just Mick”
in cui illustra l’esperienza di Flow e la sua filosofia.

Buona pratica,

Barbara.

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