Lo sviluppo emotivo nel bambino: Imparare ad esprimere le proprie emozioni p.2

Nel precedente articolo abbiamo iniziato a parlarvi dello sviluppo emotivo ed in particolare della regolazione emotiva, la capacità di regolare i propri ed altrui stati interni e di gestire le proprie emozioni in modo adattivo.

Abbiamo anche accennato al fatto che lo sviluppo emotivo non si realizzi semplicemente attraverso le parole e le azioni indirizzate direttamente ai bambini, ma soprattutto attraverso i modelli che gli adulti forniscono indirettamente, mostrando al bambino modalità personali che adottano nel vivere e nell’esprimere i loro sentimenti.

Esistono diverse fasi nell’emergere e nello svilupparsi dell’espressività emotiva. La prima fase, osservabile nei bambini dagli 0 ai 2 mesi, è di tipo riflesso.

In questa fase le risposte sono regolate principalmente da processi biologici. Ne è un esempio il sorriso endogeno che si manifesta come risposta ad una sensazione di benessere fisico del piccolo. Il bambino piange per comunicare istintivamente una necessità o un bisogno ed esprime disgusto come meccanismo di sopravvivenza a possibili sostanze nocive.

Già a partire dal terzo mese, però, si pongono le basi per lo sviluppo dell’intersoggettività. I comportamenti espressi diventano da non intenzionali ad intenzionali. Le capacità espressive vengono affinate e così anche l’abilità di rispondere in modo appropriato alle manifestazioni emotive dell’altro. Compare il sorriso sociale, come risposta quindi, non ad uno stato interno, ma con l’intento consapevole di ricercare una sintonia emotiva col partner. I bimbi iniziano ad esprimere sorpresa, rabbia, tristezza, gioia e paura.

In questa fase (e sarà così fino ai sei anni) il bambino manifesta empatia egocentrica. Ciò significa che egli avverte quanto accade come riferito a sé stesso e, di fronte al male altrui, interviene offrendo l’aiuto che lui stesso vorrebbe ricevere e, nel lenire il dolore dell’altro, cerca, in modo inconsapevole, un ristoro allo stress causato dalla situazione di sofferenza.

Tra i 12 ed i 36 mesi circa compare e si sviluppa l’espressione delle emozioni sociali a seguito della comprensione di alcune norme sociali di base. Con l’accresciuta complessità dell’espressione e della comprensione delle emozioni fondamentali, determinata dallo sviluppo cognitivo e dalle particolari esperienze di socializzazione, compaiono, nel repertorio emotivo dei prescolari, le emozioni sociali e autocoscienti. Esse includono l’empatia, l’orgoglio, il senso di colpa, la vergogna, l’imbarazzo, l’invidia e il disprezzo. Per sperimentare le emozioni sopraccitate, oltre all’autocoscienza, è necessario che il bambino abbia sviluppato una certa capacità di comprendere principi e regole delle norme sociali. Tale sviluppo deriva dall’interiorizzazione dei messaggi di socializzazione inviati loro dagli adulti che li circondano. Per esempio, già nel secondo anno di vita, quando i bambini capiscono di aver rotto un oggetto o violato un principio, essi presentano una forma nascente del senso di colpa, chiedendo scusa e manifestando una visibile sofferenza.

Intorno ai tre anni si osservano già le prime differenze individuali nell’espressività, associate principalmente all’espressività dei caregiver. I bambini, infatti, imitano e fanno solo ed esclusivamente quello che vedono fare ripetutamente dai propri caregiver ed è proprio da loro che imparano ad esprimere e a comprendere le emozioni. (Lo Presti, Quadernucci, 2004).

Durante il secondo anno di vita fino al quarto, le emozioni espresse dai bambini diventano sempre più complesse e più elaborate. A livello individuale si possono osservare differenze nell’intensità, nella frequenza e nella durata delle emozioni; nella singolare prevalenza di emozioni positive e negative; nell’uso di espressioni pure o miste; nella velocità con cui una data situazione suscita l’emozione; nel livello di comprensione e di capacità di entrare in sintonia con le emozioni altrui.

 Intorno al terzo anno di età, il bambino è anche in grado di esprimerle in modo sempre più differenziato e il contesto diventa sempre più importante nel determinare il tipo di espressività emotiva. Inoltre l’espressione di alcune emozioni diventa sempre più frequente rispetto a quella di altre e si sono osservate differenze sostanziali anche nell’espressività di emotiva di maschi e femmine (Malatesta, Magai 1994).

Le bambine sono più portate ad esprimere la tristezza apertamente e hanno un linguaggio emotivo più nutrito rispetto ai maschi, i quali tendono a manifestare i propri disagi interni attraverso atteggiamenti di collera e frustrazione. Ciò sarebbe determinato da stili di puericultura e dalle ideologie derivate dalla cosiddetta “pedagogia popolare” che ci portano spontaneamente a comportarci diversamente con una bambina rispetto che ad un bambino. Nell’interazione con un maschio saremo più portati all’azione, al gioco fisico, mentre con una femmina lasceremo più spazio alle coccole e al linguaggio verbale.

La socializzazione contribuisce a determinare le differenze individuali nell’esperienza e nell’espressione di emozioni come l’empatia, l’orgoglio, la vergogna, l’imbarazzo, l’invidia e il disprezzo: i messaggi di coloro, che socializzano e si rapportano al bambino, chiariscono la vera natura, per esempio, del successo, del fallimento e della violazione di una regola.

I genitori, per primi, attraverso le loro reazioni, comunicano in modo esplicito il contenuto di principi e regole ai bambini. Dunque, le pratiche di socializzazione, che caratterizzano le prime trasgressioni del bambino, i primi fallimenti e i primi successi, influiscono sullo sviluppo della tendenza del bambino a sentire ed esprimere complesse emozioni autocoscienti e sociali.

Anche la gestione volontaria delle espressioni facciali emerge durante il periodo prescolare. I primi tentativi hanno luogo quando è necessario usare una regola di autoesibizione o di esibizione sociale, o quando si devono ingannare gli altri circa i propri veri sentimenti.

Verso i 4/5 anni i bambini acquisiscono anche la padronanza nell’esprimere emozioni come comportamenti diretti a uno scopo e segnali sociali.

Questi cambiamenti hanno delle conseguenze sia per i genitori che per gli insegnanti. I bambini che cominciano la scuola elementare sono spesso molto più difficili da leggere dei prescolari, perché mascherano, dissimulano o mescolano alcune emozioni. La loro vita emotiva è più complessa ed è necessario un approccio attento e rispettoso dei loro vissuti e stati interni.

Le capacità espressive si affinano e diventano sempre più complesse e personali nel corso della preadolescenza e dell’adolescenza. Come accennato nell’articolo circa queste tappe ci sarebbe davvero molto da dire e per delinearne al meglio lo sviluppo emotivo sarà necessario un articolo specifico.

I più attenti si saranno resi conto che manca un’ultima fondamentale fase dello sviluppo emotivo nell’infanzia: la comprensione emotiva! Come nasce la capacità di leggere le emozioni negli altri?

Lo scopriremo nel prossimo e ultimo articolo dedicato allo sviluppo emotivo nel bambino.

Per il momento e come sempre vi esorto, qualora aveste dubbi o domande a farle nei commenti: sarò più che felice di rispondervi.

Un grosso abbraccio e buon anno!

Barbara.

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