Come nasce un’emozione nel nostro cervello?

Vi siete mai chiesti come si origini un’emozione e quali siano i luoghi deputati ad essa? Lo hanno fatto anche moltissimi scienziati e studiosi prima di voi.

Per
gran parte del XX secolo gli antropologi hanno aderito alla teoria culturale
dell’emozione. Secondo questa teoria, tutte le emozioni sono comportamenti
acquisiti, trasmessi culturalmente, al pari delle lingue. Quindi, così come
bisogna aver sentito la propria lingua prima di poterla parlare, allo stesso
modo bisogna aver visto provare gioia per poterla provare noi stessi.

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Verso la fine degli anni Sessanta
però, Paul Ekman condusse una ricerca presso una cultura preletteraria, i Fore
della Nuova Guinea, e attraverso i suoi studi riuscì a dimostrare che alcune
emozioni, definite fondamentali, non si acquisiscono ma sono universali e
innate.

Gli
studiosi sono in disaccordo circa il loro numero esatto ma a farne sicuramente
parte sono la gioia, la tristezza, la rabbia, la paura, la sorpresa ed il
disgusto.

A
confermare ciò il fatto che la mimica facciale di queste emozioni si ritrova
anche nei bambini ciechi dalla nascita e in tutte le culture nel mondo.

Negli
ultimi decenni gli scienziati sono stati anche in grado di individuare le aree
cerebrali connesse con la rielaborazione e la risposta alle emozioni. Nel 1930
James Papez fu il primo ad avanzare l’ipotesi che ci fossero delle strutture
cerebrali organizzate in un sistema, deputate al controllo del comportamento
emozionale. A far parte di questo sistema vi erano l’ippocampo, il talamo,
l’ipotalamo ed il giro cingolato. Successivamente, nel 1952, Paul Mclean
individuò altri organi connessi ai processi emotivi tra cui l’amigdala e la
corteccia prefrontale. Definì quindi l’insieme di tutte queste strutture:
sistema limbico.

Ulteriori
ricerche hanno ampliato ulteriormente questo scenario. Il professor Roberto
Gradini, del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università Sapienza di
Roma e Laboratorio di Neurofarmacologia del Neuromed, nonché Direttore, sempre
alla Sapienza, del Master in Psiconeurobiologia, sostiene che
la ricerca scientifica abbia permesso di rintracciare non solo le vere sedi
delle emozioni ma anche le aree specifiche ad ogni singolo sentimento e alle
sue sfumature.

Ciò
vale sia per le emozioni di base che per quelle più complesse e miste. Si
ritiene per esempio che la paura risieda nell’amigdala, la rabbia si scateni
nella corteccia orbitofrontale, il giro cingolato sia connesso all’elaborazione
della tristezza, e che la struttura maggiormente coinvolta nei pensieri e nelle
emozioni connessi all’amore romantico sia il nucleo striato. Sembra che anche
il sentimento della vergogna e del disgusto abbiano una loro zona precisa:
l’insula, un’area localizzata in profondità nel cervello, tra il lobo temporale
e il lobo frontale.

Ma come nasce un’emozione nel cervello?

L’amigdala, un piccolo organo a forma di mandorla che si trova nel lobo temporale sopra al tronco cerebrale, è considerata il centro di comando delle emozioni poiché valuta gli stimoli che arrivano dal mondo esterno, decidendo se evitarli o andare loro incontro. Essa innesca una varietà di reazioni: induce reazioni vegetative (aumento del ritmo cardiaco, della pressione, sudorazione, dilatazione della pupilla, ecc.), ormonali (aumento degli ormoni della surrenale e della tiroide a causa dell’attivazione dell’ipofisi) e comportamentali. Queste ultime sono dovute all’attivazione dei cosiddetti “gangli della base”, formazioni nervose da cui dipendono automatismi motori come quelli implicati nella produzione delle espressioni facciali.  È qui che arrivano le informazioni che il talamo ha ottenuto dai canali sensoriali e ad esse l’amigdala risponde attraverso una reazione immediata ed impulsiva. L’emozione può quindi avere luogo anche senza una componente cognitiva, prima ciò che la corteccia ci abbia “pensato sopra”.

Solo
successivamente, quando l’elaborazione dello stato emotivo si sposta nella
neocorteccia, il cervello riesce a dare ai nostri impulsi emotivi una risposta
più analitica e appropriata smorzando le reazioni dell’amigdala. Nella
neocorteccia una serie di circuiti a cascata registra e analizza le
informazioni, le comprende e attraverso i lobi prefrontali organizza una
risposta emozionale più coerente al contesto.

Connessi all’elaborazione degli stati interni sono anche i neurotrasmettitori, responsabili della trasmissione sinaptica chimica e i neuroni specchio, una classe di neuroni motori che si attiva involontariamente sia quando un individuo esegue un’azione finalizzata, sia quando lo stesso individuo osserva la medesima azione finalizzata compiuta da un altro soggetto. Queste strutture, individuate da Giacomo Rizzolatti negli anni Ottanta, e localizzati nella circonvoluzione frontale inferiore e nel lobo parietale, sono fondamentali per il rispecchiamento emotivo, la comprensione degli stati emotivi altrui e l’empatia.

Affascinante vero? Ovviamente non basta la biologia a spiegare un’emozione ma tutti questi studi ci consentono, almeno in parte, di comprendere il vastissimo mondo delle emozioni umane. Se volete approfondire l’argomento vi rimando al nostro articolo “Le parole dell’amore” dove ci siamo occupati dell’aspetto linguistico e culturale dei sentimenti:

https://persona360.it/mente/le-parole-dellamore/

Fateci sapere cosa ne pensate nei commenti e se vorreste altri articoli come questo,
un grande abbraccio

Barbara

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