Le parole dell’amore

Centinaia di canzoni, migliaia di versi appassionati, e
ancora studi ,trattati, ricerche scientifiche eppure ancora si fatica a dire
cos’è. Cos’è l’amore?

Da sempre ed in tutto il mondo l’uomo ha cercato di definire
questo sentimento usando decine, centinaia di parole diverse ma rimanendo insoddisfatto
e incapace di esprimere appieno un sentimento grande e soverchiante.

“Questa emozione inafferrabile è tanto importante da richiamare su di sé tutta l’attenzione, e tanto sfuggente da mandare all’aria ogni tentativo di definirla con esattezza. Qualcosa che ci tiene insieme c’è, ma cosa e come, e perché? Le parole ci sgusciano via proprio nell’attimo in cui stiamo cercando di dirle”

Tiffany Watt Smith

Chi di noi non ha mai provato l’imbarazzo e la difficoltà di
esprimere l’amore a parole, magari alla persona verso cui proviamo tale
sentimento. La stessa Saffo, che con le parole ci sapeva fare, si trova a fare
i conti con la difficoltà di esprimere l’amore e far fronte all’incredibile
turbamento che lo accompagna, quando scrive:

tutt’a un tratto

non ho più voce,

no, la mia lingua è come spezzata.

Sin dal passato e nelle varie culture sono stati coniati termini nel tentativo di dar voce ad alcuni aspetti dell’amore.
Avicenna definiva “VIHARA” l’unione spirituale e sessuale tra due individui ed insieme il desiderio e la brama che abbiamo per l’innamorato/a quando questi è lontano.
Allo stesso modo in romeno “DOR” indica la sofferenza che si prova quando ci si separa dalla persona amata ed in portoghese “SAUDADE” esprime quel misto di nostalgia per chi è lontano e il piacere nel ricordare i bei momenti vissuti insieme. I Baining della Nuova Guinea, per affrontare quell’insieme di tristezza ed inerzia che rimane dopo la partenza di una persona amata, sono soliti posizionare una ciotola d’acqua nelle loro abitazioni, affinché essa assorba e trattenga il sentimento negativo.

Non solo lo struggente senso di mancanza derivato dalla
lontananza tra due innamorati ma anche il loro rincontrarsi a qualcosa di
speciale e così gli inuit hanno coniato il termine “IKTSUARPOK” che descrive la
sensazione di tensione ed eccitazione che si prova aspettando di incontrare
qualcuno a cui si tiene molto.

Si è provato anche a definire ciò che si prova quando si sta con chi si ama, per esempio  in tedesco “GEBORGENHEIT” indica la sensazione di sicurezza che si prova quando si trascorre del tempo insieme a chi si vuole bene; in Tagalog, un dialetto delle Filippine, “KILIG” sono le vertigini che si provano quando si incontra la persona di cui si è innamorati ed infine “COFUNE’” in portoghese è l’atto di passare le dita tra i capelli della persona amata.

Potremmo andar avanti all’infinito, di parole usate per descrivere l’amore ce ne sono tantissime. Come “MANABAMATE” la perdita di appetito per amore (Isola di Pasqua), o “MAMIHLAPINATOPEI” ossia la fugace occhiata, piena di desiderio, che si lanciano due persone troppo timide per fare la prima mossa(Cile).
La mia preferita però è l’espressione giapponese “KOI NO YOHAN”, che descrive l’incontrare qualcuno e sapere, immediatamente, di essere destinati l’uno all’altra, di essere destinati all’amore.

Insomma, si può tentare di dire TI AMO in tutte le lingue del mondo ma, anche se il 14 dinnanzi alla donna o l’uomo che amate rimarrete senza parole, sappiate che niente mostra all’altro i vostri sentimenti più di tutti i gesti, anche piccoli, che avete fatto in passato e che farete in futuro. Occhi negli occhi basterà il silenzio e vi capirete, perché l’amore è anche e semplicemente questo.

Un abbraccio e buon San Valentino!

Barbara.

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