Il bambino immaginario

Già a partire dal terzo mese di gravidanza, momento in cui si inizia davvero a rendersi conto di essere diventati genitori, si inizia anche a fantasticare sul proprio bambino.

Ci si chiede a chi somiglierà, se avrà i nostri occhi o quelli del nostro partner, se sarà maschio o femmina. 

Sviluppiamo quindi una serie di aspettative e attese frutto, da una parte del nostro bagaglio esperienziale e valoriale, e dall’altro da ciò che la società delinea come desiderabile.

Per quanto questo processo sia perfettamente naturale e contribuisca, in un certo senso, a creare una sorta di “spazio virtuale” per accogliere il nuovo membro della famiglia, ha comunque bisogno di una buona dose di consapevolezza.

Può capitare infatti di idealizzare il nostro bambino, creando di lui un’immagine fittizia e ideale, di ciò che sarà e diventerà. In questo modo, però, questo bimbo immaginario finirà inevitabilmente per scontrarsi con la realtà, con il bimbo reale che abbiamo di fronte.

Ricordiamoci che un bimbo non è una pagina bianca.

Rousseau

Non possiamo imporgli passioni, attitudini o interessi. Dobbiamo pensare che, per quanto giovane, abbiamo sempre dinanzi a noi una persona e che, in quanto tale, svilupperà un proprio autonomo e originale progetto di vita.

Ha proprie predisposizioni e una sua personalità. 

Come buoni genitori nostra cura sarà donargli quella serenità, quell’accoglienza e quelle risorse che gli permetteranno di effettuare con discernimento le proprie scelte. 

Porteremo la nostra esperienza e il nostro consiglio, cercheremo di aiutarlo nel cammino, ma lasciandogli la possibilità di inciampare, di rialzarsi e riprovarci! 

Gli consentiremo di seguire i suoi sogni, pur senza condividerli

Perché imporre a un individuo un percorso o una serie di attività che non nascono dai suoi personali interessi o propensioni demolirebbe semplicemente la sua autostima.

Proiettare, ad esempio, i propri sogni irrealizzati sui nostri figli è deleterio. Distrugge la formazione di un sé armonico e non ci permette di comprendere quali siano davvero le cose che il bambino ama o in cui riesce meglio.

Dobbiamo lasciargli la libertà di poter immaginare il proprio futuro in autonomia, perché nella vita non c’è una strada giusta in assoluto, c’è solo quella giusta per noi.

Voi cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti!

Nel frattempo eccovi due link interessanti, il primo è una rassegna fotografica adorabile ma che fa riflettere; il secondo è un articolo ben fatto circa gli effetti sulla proiezione dei genitori sui figli.

https://www.nostrofiglio.it/bambino/bambino-3-6-anni/sport/mamme-palco-e-papa-sport-perche-i-genitori-non-devono-proiettare-i-loro-sogni-sui-figli

Barbara

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