Lo sviluppo emotivo nel bambino: la comprensione emotiva. p.3

Eccoci giunti all’ultimo appuntamento di questa serie di articoli sullo sviluppo emotivo nel bambino dagli 0 e i 10 anni di età. Ovviamente ci sarebbe ancora molto da dire ma ho preferito delineare le basi di questo affascinante percorso che compiono i nostri piccoli attraverso le relazioni con gli adulti ed il gruppo dei pari. Se volete approfondire scrivetemelo nei commenti oppure fate riferimento ai link in fondo all’articolo nei quali troverete alcuni contenuti sull’intelligenza emotiva.

Ma torniamo a noi. Abbiamo visto negli articoli precedenti due dei meccanismi principali alla base dello sviluppo emotivo: la regolazione e l’espressione emotiva.

Ecco i due precedenti articoli qualora non li abbiate ancora letti:

Vi è però un ultimo fondamentale aspetto dello sviluppo emotivo senza il quale non potremmo relazionarci con gli altri: la comprensione emotiva.

Per comprensione emotiva si intende il saper dare significato agli eventi interni e alle manifestazioni proprie e altrui, riuscire a comprendere le cause di uno stato emotivo e creare una teoria della mente che sia in grado di interpretare le varie situazioni ed agire di conseguenza. In pratica la capacità di interpretare cosa si stia provando e cosa provino gli altri e rispondere a questa decodifica in modo opportuno.

Come si può facilmente immaginare questa competenza è alla base dell‘empatia.

È proprio l’empatia che ci permette di provare le emozioni di un’altra persona, di motivare le azioni, di prenderci cura e interessarci degli altri.

Per comprendere le emozioni, però, è anche necessario che il bambino sia in grado di:

  • Etichettare sia verbalmente che non verbalmente le espressioni emotive.

In genere i bambini mostrano di comprendere le emozioni solo dopo aver imparato a distinguere e a nominare le diverse espressioni associate all’esperienza emotiva.

  • Identificare le situazioni che suscitano le emozioni.

Le espressioni emotive e le situazioni che le suscitano sono strettamente intrecciate. Per poter comprendere le emozioni proprie e quelle altrui, i bambini devono prendere confidenza con le situazioni che suscitano le emozioni fondamentali per poi imparare a riconoscerle. In genere i bambini identificano più facilmente le situazioni felici da quelle che definiscono “non felici” o “tristi”, e poi cominciano a differenziare le situazioni di rabbia. Anche le espressioni di paura, come hanno evidenziato Brody e Harrison, sono quelle che creano più difficoltà ai prescolari, sia per quanto riguarda l’identificazione che la comprensione della situazione poiché anche la loro espressione è più complessa.

Una volta che il bambino riconosce le espressioni delle emozioni fondamentali e le situazioni che le suscitano, inizia a ipotizzare anche le cause delle emozioni. (Denham, 2001)

  • Dedurre sia le cause delle situazioni che suscitano le emozioni, sia le conseguenze delle specifiche reazioni emotive.

I bambini piccoli, per comprendere le cause della felicità, della tristezza e della rabbia cominciano a usare le informazioni provenienti dal contesto. A partire dalle prime comprensioni delle situazioni in cui si realizzano le reazioni emotive fondamentali, i bambini iniziano a creare scenari sempre più complessi.

Col tempo i bambini iniziano a essere consapevoli che le cause di un’emozione possono variare a seconda di chi la prova e che gli stimoli scatenanti hanno effetti individuali. Già all’età di tre anni i bambini sono in grado di valutare le cause e le conseguenze delle emozioni poiché riconoscono gli scopi interiori, come per esempio desiderare di tenersi un giocattolo, e quelli esteriori, come per esempio perdere un giocattolo; sono in grado di distinguere la paura dalla rabbia e dalla tristezza, e in riferimento all’aspettativa del risultato esteriore atteso, associano la previsione del danno alla paura. A tre anni, i bambini, oltre a comprendere le emozioni che derivano dai desideri, comprendono anche quelle che dipendono dalle credenze. I bambini in età prescolare, oltre a comprendere le cause delle emozioni, sono anche in grado di comprendere le conseguenze delle emozioni. Infatti i prescolari, quando devono completare una storia cercando di spiegare le motivazioni che hanno spinto il protagonista a provare una determinata emozione, dimostrano di essere in grado di distinguere le cause delle emozioni dalle loro conseguenze.

  • Usare in modo appropriato il linguaggio delle emozioni per descrivere le proprie esperienze emotive e chiarire quelle altrui.

I bambini, sin da piccoli, presentano una buona abilità nell’uso e nella comprensione degli aggettivi che descrivono le emozioni. Intorno al secondo e al terzo anno di vita, i bambini iniziano a utilizzare il linguaggio emotivo per spingere gli altri a soddisfare le loro esigenze emotive. Si rivolgono agli adulti utilizzando termini emotivi per ottenere conforto, sostegno e attenzione.

  • Rendersi conto che l’esperienza emotiva altrui può differire dalla propria.

In alcuni casi, per interpretare con precisione le emozioni altrui, non è sufficiente conoscere il vocabolario emotivo, le espressioni delle emozioni, le situazioni che le suscitano e nemmeno le loro cause e conseguenze. I bambini nel periodo prescolare diventano consapevoli del fatto che per interpretare le emozioni servono informazioni specifiche.

Essi cominciano a riconoscere l’ambiguità nascosta nelle situazioni emotive, quando sperimentano che alcune situazioni possono suscitare emozioni e reazioni emotive diverse in differenti persone.

  • Prendere coscienza delle strategie di regolazione delle emozioni.

Normalmente le persone provano emozioni quando gli scopi prefissati vengono raggiunti od ostacolati. Le emozioni che comportano il conseguimento o l’impedimento di uno scopo agiscono come regolatori interpersonali. Infatti quando si provano emozioni negative desideriamo sentirci meglio; quando si provano emozioni positive desideriamo il mantenimento di tale stato. La tendenza a mantenere o raggiungere uno stato apprezzato o ad evitarne uno avverso deriva dalla capacità di regolare le proprie emozioni.

A poco a poco i bambini iniziano a maturare qualche idea su come cambiare le emozioni proprie e altrui. Giungono a capire che i mezzi di regolazione delle emozioni differiscono l’uno dall’altro e iniziano a sviluppare alcune strategie mentalistiche per affrontare le emozioni, soprattutto quelle negative.  

  • Cominciare a sviluppare una conoscenza delle regole di esibizione delle emozioni.

Anche se la ricerca sulla conoscenza delle regole di esibizione nei prescolari è ancora agli inizi, si sta facendo chiaro che essi riconoscono le situazioni che richiedono la dissimulazione (l’atto di esprimere un’emozione diversa da quella provata). Questa capacità, che continua a svilupparsi nel corso della scuola elementare, costituisce un importante elemento dell’apprendimento delle regole dei sentimenti tipiche della propria cultura. Sapere quando manifestare certe emozioni e quando non manifestarle ha un valore incommensurabile per il mantenimento dei rapporti sociali e contribuisce alla crescita della competenza emotiva del bambino.

  • Cominciare a sviluppare una conoscenza dei differenti modi in cui si può provare più di un’emozione contemporaneamente, anche nel caso di emozioni in conflitto tra loro.

Diversi teorici hanno evidenziato le difficoltà che incontrano i bambini nel nominare e comprendere quelle situazioni in cui hanno luogo nello stesso tempo emozioni contrarie. Secondo il modello Harter e colleghi i bambini per comprendere le emozioni attraverserebbero graduali livelli di comprensione.

Il primo livello inizia intorno all’età dei sette anni, periodo in cui i bambini comprendono che due emozioni della stessa valenza, per esempio tristezza e rabbia, possono essere dirette verso lo stesso bersaglio. Intorno agli undici anni, invece, i bambini sono capaci di riconoscere che anche i sentimenti di valenza opposta, per esempio rabbia e amore, possono essere espressi verso lo stesso bersaglio.

I bambini, verso i due anni, sono già in grado di esprimere ambivalenza nei loro comportamenti, soprattutto quando interagiscono con i familiari, come la madre, i fratelli o le sorelle ma solo versi gli otto, dieci anni circa, riconoscono esplicitamente l’esistenza di sentimenti misti. L’ambivalenza dunque, non viene però riconosciuta consapevolmente dai bambini per parecchi anni, ma i genitori e coloro che si occupano dei bambini possono cominciare ad alimentarla molto presto (Denham, 1991).

  • Cominciare a comprendere complesse emozioni sociali e autocoscienti.

Un’importante acquisizione della conoscenza emotiva consiste nel comprendere le emozioni più complesse, ossia quelle autocoscienti e sociali, quali il senso di colpa, la vergogna, l’orgoglio, l’imbarazzo e l’empatia.

I bambini di età prescolare non sono in grado di citare l’orgoglio, il senso di colpa o la vergogna, come emozioni tipiche delle esperienze di successo o insuccesso, e di trasgressione delle norme. È stato osservato inoltre, che prima di aver raggiunto i sei anni, i bambini non usano parole, né descrizioni emotive corrette per esprimere le proprie e altrui esperienze di orgoglio e vergogna. La difficoltà dei bambini nel comprendere le emozioni complesse non deve sorprendere, poiché la comprensione delle emozioni in questione dipende in larga misura dall’abilità di immaginare gli stati mentali di un individuo implicato in una determinata situazione. Intorno ai cinque e ai sei anni dunque, i bambini nonostante siano in grado di descrivere situazioni potenzialmente associate all’orgoglio, alla vergogna e alla colpa, non hanno ancora ben strutturata la capacità di discriminare gli aspetti salienti di tali situazioni. I bambini di quest’età infatti sperimentano le emozioni complesse senza prendere in considerazione la responsabilità personale e le norme implicate. Solo intorno ai cinque, dieci anni, diventano più sensibili all’importanza di queste due componenti (Harris, 1991).

Da ciò emerge quindi una evoluzione graduale e complessa della comprensione emotiva.

A partire dalla fine del primo anno di vita i bambini sono in grado di rispondere selettivamente e in modo appropriato alle espressioni facciali della madre. Dal secondo anno di vita, fino a tutto il periodo prescolare, avvengono notevoli cambiamenti nella comprensione delle emozioni.

A 6 anni il bambino è in grado di comprendere le cause principali delle emozioni, che vengono riconosciute soprattutto sulla base di indizi facciali, e utilizza il lessico psicologico.

Fra i sei e gli otto anni si sviluppa la comprensione delle emozioni complesse e del ruolo dei desideri e delle credenze come cause emotigene. Si inizia perciò a capire che possono sussistere motivazioni e fattori mentali non osservabili.

Nel corso della preadolescenza i ragazzi imparano sempre di più a riflettere sugli stati emotivi. Comprendono l’impatto delle norme morali sulle emozioni e iniziano a scoprire le emozioni miste e la possibilità di controllare le emozioni proprie e degli altri.

Come promesso ecco alcuni link che potrebbero interessarvi sull’argomento:

Vi esorto ancora una volta a fare domande e richieste di approfondimento nei commenti qualora le aveste, vi risponderò con piacere.

Un grosso abbraccio e a presto,

Barbara.

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